mercoledì 19 luglio 2017

Aromaterapia sottile nei 36 decani



In un lavoro precedente ho evidenziato come fosse riduttivo e semplicistico l’uso quasi “talismanico” di cristalli o rimedi con una certa segnatura quale si vede spesso usata a livello di semplice moda. Ho anche spiegato quale fosse l’impiego appropriato che era seguito dalla scuola paracelsiana di medicina esoterica (nel rinascimento) e di fatto anche prima, durante il Medioevo, dalla medicina tradizionale, legata alle segnature, che ebbe in Hildegarda di Bingen una delle sue più alte espressioni. Tale uso delle segnature può essere detto “omeo-fisiologico” (si usa il “simile” per rinforzare il settore carente o squilibrato); tuttavia vi sono altri autori che in merito all’uso di certi rimedi hanno testimoniato un uso potremmo dire, per analogia, “omeopatico”: l’impiego di alcuni rimedi della stessa segnatura corrispondente al proprio segno di nascita (o magari all’ascendente) che avrebbero la finalità di riequilibrare gli aspetti specifici di una determinata complessione, in particolare riferita alle note del carattere, armonizzandone gli elementi “problematici” e potenziando i dati caratteristici di forza. Si tratta in certo senso di una sorta di “simillimum” astrologico-medico che individuerebbe il rimedio più risonante verso certi individui. Un impiego analogico di questo principio lo troviamo anche nella floriterapia di Bach specie nell’uso del “fiore individuale” o “personale”, che riequilibra le note carenti del carattere, anche se lì la scelta è orientata sul “tema di vita” dell’incarnazione individuale (tale negli scritti del dr. Bach) e non si basa su valutazioni astrologiche. Dobbiamo chiarire che il “termine “omeopatico” è una pura analogia, dato che le attribuzioni di questi rimedi non sono basate su una corrispondenza per patogenesi : essi restano quindi pur sempre omeo-fisiologici.

A tale proposito riportiamo l’insegnamento di uno dei più importanti autori in merito all’uso dei profumi ed aromi, legato a scuole e gruppi operativi della Tradizione esoterica occidentale: Leo Kaiti, un vero “classico” del settore. Il mio contributo è stato di elaborarlo ed adattarlo come aromaterapia sottile, quindi ricalibrandolo in senso psico-evolutivo e di medicina olistica. Poco fa abbiamo usato il termine “omeopatico”; questo perché, se si vanno a studiare le segnature dei rimedi presentati, si può osservare che a volte sono proposte piante con segnature opposte o complementari: es. Lavanda (Mercurio-Luna) per il segno d’Ariete (Marte), ma spesso anche segnature concordanti es. Rosa (Venere) per il Toro. L’uso di certi individui vegetali è quindi giustificato in base alla migliore affinità, in relazione alla strategia terapeutica o evolutiva scelta dall’Autore, e non ad una acritica applicazione delle segnature.

Si tratta di “profumi” quindi di oli essenziali (ma in alcuni casi anche della droga essiccata e usata per fumigazioni o profumazione in sacchetti), in ogni caso la base è quella dell’Aromaterapia. Poiché in realtà l’elemento cardine di questo insegnamento non sono tanto i Segni, quanto i Decani, quale elemento su cui costruire la specificità delle essenze vegetali, è necessario richiamare alcuni cenni della storia dell’astrologia, e in particolare di quella egizia, per caratterizzare queste figure astronomiche meno conosciute.




Contrariamente a quanto si pensa, non è vero che l’astrologia egizia apprese l’importanza dei segni e delle case solo in epoca tarda, e per influsso babilonese nel periodo alessandrino.
In effetti tale assunzione si basa sul fatto che lo zodiaco di Dendera ad esempio risale al I sec. a.C. Tuttavia il Libro delle Porte, che attesta i segni zodiacali, risale all’era ramesside (XVIII dinastia, Nuovo Regno) e il Libro delle Caverne (che indica ciò che corrisponde alle Case) risale almeno a Ramsete IV (XX dinastia, l’ultima del Nuovo Regno). Il merito di aver reso noti al grande pubblico questi testi (al di fuori dell’ambito accademico) e di averne dato una interpretazione astrologica chiara va al dott. Angelo Angelini nel suo ormai raro Manuale di Astrologia Egizia. Le dottrine in questione potrebbero essere anche più antiche poiché brani di questi “Libri” erano già contenuti nei Testi delle Piramidi. Tuttavia è una caratteristica della cosmologia (e teologia) egizia aver dato ampia importanza allo studio dei Decani, che sono poi arrivati alle altre culture astrologiche in epoca successiva, probabilmente ellenistica. La conoscenza di queste figure astronomiche è attestata già nel Libro di Nut (X dinastia). Questi 36 decani erano delle stelle o delle costellazioni che costituivano una sorta di “orologio astronomico”: dato che un nuovo decano sorgeva all’orizzonte ogni 40 minuti essi permettevano di misurare le ore della notte. Inoltre essi servivano a misurare il tempo siderale . Ogni dieci giorni un nuovo decano sorgeva all’orizzonte all’alba, appena un istante prima del sorgere del Sole (levata eliaca) dopo un periodo di tempo (70 giorni) durante il quale non era stato visibile, trovandosi al di sotto dell’orizzonte. Gli antichi commentatori ci confermano che tutti i decani erano invisibili per circa 70 giorni, compresi tra il tramonto eliaco ed il sorgere eliaco; avendo tutti lo stesso periodo di non visibilità, questo sistema garantiva grande regolarità alla misurazione del tempo.

L’anno egiziano iniziava con la levata eliaca di Sirio (Sopedet), la regina dei Decani e prima nella sequenza di essi. Poiché l’anno siderale constava di 36 x 10 giorni, si aggiungevano i cinque giorni epagomeni (o intercalari, a cui la teologia egizia faceva corrispondere la nascita di Osiride, Seth, Horus, Iside e Nephti) in tal modo si colmava la distanza che separava dall’anno solare. Anche così però lo scarto di sei ore faceva sì che ogni quattro anni la data della levata eliaca (così come la piena del Nilo) scivolasse in avanti di un giorno (e di un mese ogni 120 anni), per questo il calendario civile egizio era detto “anno vago”. Gli Egizi non aggiunsero mai giorni (bisestilità) per colmare questo disallineamento, non ne avevano bisogno poiché, come in ogni civiltà tradizionale, il loro tempo non era lineare ma ciclico. Ogni 1460 anni (ciclo sothiaco) la levata eliaca di Sirio tornava a verificarsi nella stessa data, e il calendario vago e quello sothiaco si riallineavano, nella data di quello che per noi è il 25 luglio. E tuttavia a causa delle precessione degli equinozi, nel corso dei millenni il decano di Sirio, nel giorno di tale riallineamento dei calendari, veniva a trovarsi sotto una diversa costellazione: a partire dall’Antico Regno forse con la levata eliaca era associata al Leone (e per quello i doccioni dei templi venivano scolpiti in forma leonina. Ma prima, in epoca predinastica, nel V millennio, la levata eliaca avveniva sotto la Vergine, e forse questo fu il motivo, secondo Schwaller de Lubicz, dell’originaria attribuzione di Sirio ad Iside, “la dispensatrice”. I decani erano quindi l’elemento mobile dello zodiaco e permettevano il calcolo della precessione degli equinozi.

Questo fa capire la grandiosità della visione teologico-astronomica degli Egizi che pensavano e calcolavano il tempo in funzione di un grande anno (ciclo precessionale) di 25.800, tanto da dare, alle loro dinastie, il nome di Mentu (toro) nell’Era del Toro, e nell’era dell’Ariete quello del dio Amon. E tutto questo, dalle ore della notte, ai cicli cosmici delle ere, era calcolato grazie alla regolarità dello scorrere dei Decani. Non stupisce quindi la grande importanza che questi ricevevano nella teologia stellare egizia, quali “effettori del tempo” (aggiungiamo che data la loro funzione nel calcolo delle ere, alcuni come Angelini, hanno visto proprio nel sistema decanale la chiave di comprensione della astrologia mondiale). Se i dodici animali dello zodiaco rappresentano l’aspetto statico della manifestazione – da cui partono gli ordini divini – i Baku, i Decani, erano gli esecutori divini, ed anche i mediatori di questi influssi.




Da un certo momento in poi, ma non si sa in quale epoca, i decani devono aver perso il loro riferimento stellare e ad essi fu attribuita una segnatura planetaria. Poiché purtroppo non siamo in grado di sapere con certezza quali costellazioni o stelle gli egizi indicassero con i nomi dei decani (se non pochissime, Sirio, la stella Canopo, il resto sarà forse un giorno compito dell’archeoastronomia scoprirlo) di fatto per noi non resta di essi che le decadi di giorni della loro reggenza.


Veniamo alle indicazioni delle essenze vegetali seguendo il testo di Leo Kaiti. Eviterò di riportare i nomi dei Decani o delle Intelligenze planetarie secondo le varie tradizioni, egizia antica, caldea ed ebraica (il Testamento di Salomone), o quelle più tarde dell’ermetismo alessandrino, sia per snellire la trattazione, sia per eliminare retaggi magico-teurgici che hanno qui solo un valore storico. Mi limiterò a dire che l’autore segue la nomenclatura di Firmico ( “Assican”, “Senacher”, etc.) per i decani, a cui, come dicevamo, viene assegnata almeno dall’epoca ellenistica una segnatura planetaria secondo la sequenza caldaica ( ♄ – ♃ –


– ☉-

– ☿ – ☾ ).

Le essenze e i profumi indicati sono soprattutto per uso “esterno”, da portare in sacchetti o, in caso, sulla pelle se si tratta di oli compatibili con questo uso, comunque in modo da far risuonare con essi il proprio campo aurico. Tale cosa favorisce l’allineamento con quel tipo di energia della propria segnatura di nascita, armonizzandone gli aspetti, favorendo ad esempio la compensazione dei lati oscuri e carenti del carattere, e l’ottimizzazione delle virtù positive di quel “raggio” decanale. L’azione è di tipo sottile, per risonanza con la frequenza di vibrazione dell’aura. Ariete


Al dinamico, irruento e impulsivo Ariete il Kaiti fa accostare la Lavanda che ne attenua gli slanci senza lederne l’individualità.


I


Decani di Ariete nell’opera Astrolabium magnum
Primo decano (21-30 marzo), Intelligenza di Marte. Carattere fortemente precipitoso e impulsivo. Essenza: Assenzio. Questo aroma dalla segnatura di Marte ma anche di Giove, pone sotto il controllo del re dell’Olimpo il bellicoso Marte. L’olio essenziale o il profumo di assenzio in questo decano modera l’aggressività e dona centratura e dominio di sé.
Secondo decano (31 marzo -9 aprile), Intelligenza solare. Attitudine al comando, grande dignità. Essenza: Basilico. Stimola il rigore di pensiero, sviluppo delle qualità intellettuali e del discernimento, il che gli permette di acquisire capacità ulteriori di controllo delle situazioni. Aumento del “magnetismo” personale del carattere.
Terzo decano (10-19 aprile), Intelligenza planetaria di Venere. Ricerca dei piaceri, del bello, è fortemente sentimentale. Essenza: Pepe. Attenua la tendenza alla gelosia, armonizza il carattere senza far perdere però lo lancio erotico, essendo anche afrodisiaco. Contrasta la tendenza alla pigrizia “venusina”, stimola la capacità di adattarsi al cambiamento. Toro


Al Toro, concreto e amante dei piaceri mondani e materiali, viene fatta corrispondere in generale l’essenza di Rosa, dalla classica segnatura venusina.
Primo Decano (20-29 aprile), Intelligenza mercuriale. Amanti degli studi matematici, dell’architettura e di tutto ciò che esprime ordine, di conseguenza, per senso di equilibrio anche amanti della giustizia. Essenza: Melissa. Essa allevia l’eccessiva malinconia a cui tendono i nati sotto questo decano. Contrasta l’ansia, il panico e le facili tendenze alle somatizzazioni viscerali. Dona anche naturale piacevolezza nei modi, avvicinando alla naturale segnatura venusina del segno.
Secondo Decano (30 aprile -9 maggio), Intelligenza lunare. Grandi aspirazioni, tendenza al successo sul piano materiale. La componente lunare rende tuttavia incostanti ed esposti a debolezze del sistema nervoso. Essenza: Zenzero. Contrasta la nevrastenia, è un tonico nervino.
Terzo Decano (10- 19 maggio), Intelligenza di Saturno. Carattere con tendenze alla cupezza, l’influsso decanale indebolisce il fisico e il morale. Questi soggetti possono facilmente trovarsi intristiti a cause delle avversità e delle ristrettezze materiale. Essenza: Rosa. Protegge dalla depressione e dalla malinconia, addolcisce l’intransigenza malefica saturnina, richiamando la giocondità, la piacevolezza di Venere che governa tutto il segno.

Per tutti coloro che sono sotto l’influsso del segno, a prescindere dalla decade, l’olio essenziale di rosa porta un benefico apporto. Gemelli


Spiccata intelligenza e doti intuitive, viva curiosità intellettuale, eclettismo, ma anche naturale mutevolezza e incostanza. In generale è proposto l’Origano, che rigenera le energia mentali e fisiche di questa instabile complessione, inoltre protegge in caso di eccessiva permeabilità della struttura psichica.
Primo Decano (21-30 maggio), Intelligenza di Giove. Predisposizione alle scienze astratte, scarso spirito pratico. Fortemente idealisti, si dedicano a discipline complesse, ma hanno difficoltà applicative e nel contatto con l’ordinario. Essenza: Vaniglia. Risvegliando il gusto per il piacere e l’ambizione, dona concretezza agli orizzonti di chi è sotto l’influsso di questo decano. Come “nota di base” la vaniglia stabilizza una psiche troppo fugace.
Secondo Decano (31 maggio-10 giugno), Intelligenza marziale. Emotivo e precipitoso, si lascia facilmente trascinare in scontri futili, disperdendo le proprie energie. Può essere un ottimo polemista, avendo buone abilità dialettiche. Essenza: Acacia. Analogicamente alle proprietà astringenti sul piano fisico, tale essenza attenua le caratteristiche “sanguigne” di questa complessione.
Terzo Decano (11-20 giugno), Intelligenza solare. Poco dinamico, è piuttosto pigro e indolente, soprattutto egoista. Tendenza a perdersi nelle frivolezze, dietro interessi futili, difficoltà a centrare i propri obiettivi. Vi sono molti collezionisti fra i nati in questo decano. Essenza: Menta. Stimola la mente in modo profondo, donando freschezza e obiettività di pensiero. Risvegliando dal torpore e dalla pesantezza porta anche maggiore capacità di autocritica e realismo. Cancro


Estrema sensibilità e ricettività, ma anche fortemente emotivo e suggestionabile. Il dominio della Luna comporta anche grande mutevolezza e instabilità, carattere contraddittorio e complesso. Sentimentale, amore per il mistero, romanticismo. L’essenza di Lillà può regolare, meglio di altre, l’evoluzione personale di questi soggetti: attenua le passioni, spegne le euforie psichiche, e d’altro canto sostiene nei periodi di depressione periodica e stabilizza la tendenza ciclotimica dell’umore. Favorisce il sogno veritiero in questi soggetti altrimenti esposti alla veggenza incontrollata.
Primo Decano (21 giugno-1 luglio), Intelligenza di Venere. Personalità piacevole, amabile, assai socievole, in grado di attrarre attenzioni e simpatie e di fare amicizia con grande facilità. Essenza: Sandalo. Ne amplifica la piacevolezza, essendo anche anche afrodisiaca; potenzia questi aspetti positivi del carattere aumentando la consapevolezza delle proprie doti. Aggiunge un elemento di protezione a questa complessione estremamente sensibile e percettiva: sensitività protetta.
Secondo Decano (2-11 luglio), Intelligenza mercuriale. Chiarezza di vedute, ma grande volubilità e vi è una certa predisposizione all’inganno per sostenere lo slancio all’espansione del proprio ego, che in questi soggetti è forte. Peraltro vi sono forti doti comunicative e diplomatiche Essenza: Tiglio. Riduce la tendenza all’inganno e al sotterfugio per proteggere la propria sicurezza. Crea un’attitudine di maggiore fiducia; contrasta anche la propensione alla gelosia morbosa.
Terzo Decano (12-21 luglio), Intelligenza lunare. Mutevolezza estrema nell’umore e nel temperamento. Generosità. Grande teatralità, eccellente predisposizione alla recitazione, all’esteriorizzazione di sentimenti. Forti doti medianiche, assai più sviluppati che in tutti gli altri segni e decani (Luna-Luna). Essenza: Ambra grigia. Attenua soprattutto le asperità del carattere, ed accresce la sicurezza in sé stessi, specie nelle relazioni pubbliche. Rende anche più inclini ad accettare e sviluppare il lato seduttivo del proprio carattere. Leone


Forza, calma, fierezza,tendenza al comando, ambizione, egocentrismo, a volte anche violenza. A questi aspetti è indicata come essenza l’Incenso, la cui segnatura è in accordo con l’aspirazione alla “regalità sacra” di questo dominio del Sole. Il suo potere purificatorio favorisce il processo evolutivo di allontanamento di certe influenze e abitudini che contrastano l’affermazione dell’Io. Al tempo stesso apre la strada ad un’influenza superiore, spirituale, che deve orientare questa volontà: il Sé.
Primo Decano (22 luglio-2 agosto), Intelligenza di Saturno. Animo nobile, generoso ma tendente anche all’irruenza, controllata in parte dalla forte volontà. Altissimo senso dell’onore e della dignità, fino all’estremo. Essenza: Angelica. Profumo tipicamente solare, apre il soggetto alle sue vere aspirazioni, alla generosità, alla parte più nobile del suo carattere.
Secondo Decano (3-12 agosto), Intelligenza di Giove. Forte volontà, ma molto intransigenti, insofferenti alla contraddizione, e poi loquaci. Essenza: Balsamo del Perù. Armonizza il sistema nervoso, e placa la mente assediata da pensieri e turbamenti eccessivi. Rende più aperti alla diplomazia.
Terzo Decano (13-22 agosto), Intelligenza marziale. Contrariamente a ciò che si penserebbe, non sono litigiosi, essendo anzi orientati alla concordia. Tuttavia vi è uno spiccato senso della giustizia, teso quasi all’assolutismo; carattere intransigente, che può arrecare difficoltà alle relazioni. Essenza: Ciclamino. Esalta le note del carattere, orientato all’altruismo, e ne migliora le capacità di mediazione, favorendo quindi lo scambio con gli altri. Vergine


Dall’indole timida e affabile, ma metodica e dotata di spiccata intelligenza analitica e di grande puntiglio, al limite della pedanteria, può essere anche freddo e avaro. Consigliato il Giacinito che ridesta la sensualità in questa complessione molto “cerebrale” e facilmente depressa.
Primo Decano (23 agosto-2 settembre), Intelligenza solare. Delicato, riservato, amante della natura. Essenza: Gardenia. Insegna ad alzare barriere protettive vero le influenze altrui, a non essere troppo remissivi. Accresce la sensualità, armonizzandola con il carattere del segno.
Secondo Decano (3 -12 settembre), Intelligenza venusina. Relativamente meno ordinato degli altri Vergine,ambizioso e piuttosto attaccato alla sensualità, alle speculazioni lucrose e al denaro. Spesso questo può procurare contrasti essendovi anche tendenza alla prodigalità. Essenza: Acacia. Porta un’armonia superiore nelle tendenze speculative di questa complessione, donando anche una migliore e più equilibrata applicazione.
Terzo Decano (13-22 settembre) Intelligenza mercuriale. Questo spirito planetario della sfera di Mercurio era descritto inconcludente, debole. Chi riceve questo influsso, sebbene dotato intellettualmente, manca di prontezza e risulta capace solo quando realmente motivato e se non incontra troppe difficoltà. Facile depressione morale, tendenza alla pigrizia; difficoltà a produrre. Sul piano medico, tendenza alla sterilità. Essenza: Achillea. Accresce l’interesse per l’esistenza, sviluppa la capacità di adattarsi al cambiamento, ad integrarsi con le vicende della vita. Stimola le energie psico-mentali assopite. Azione sia stimolante che armonizzante. Bilancia


Incline al bello, all’espressione artistica, agli alti ideali, rifugge la solitudine; inoltre possiede grandi doti comunicative e diplomatiche, grande fascino sugli altri. Per converso, può trovare difficoltà nell’assumersi responsabilità, prendere posizioni nette, rischiare di perdere il favore altrui. Continua ricerca di approvazione, bisogno di amore. Tende a concepire sentimenti non espressi. Può soffrire per constasti e incomprensioni con le persone care o i familiari. La Verbena ne valorizza il potere empatico, favorendo la comprensione con gli altri e lo scambio.
Primo Decano (23 settembre – 2 ottobre), Intelligenza lunare. Personalità complessa, dotata, leale. Grandi ideali di giustizia, bontà che spinge ad aiutare i più deboli; forte espressione tramite il campo artistico. D’altra parte risulta debole, incostante e influenzabile. Essenza: Iris. Rafforza l’amore per l’armonia dando però maggior equilibrio di carattere. Rende più lucide le facoltà intuitive. Armonizza gli aspetti critici della complessione lunare: soprattutto sul sistema nervoso, depressioni e angosce.
Secondo Decano ( 3-12 ottobre), Intelligenza di Saturno. Grandi doti di calma e distacco che però sfociano nell’indifferenza. Scarsamente comunicativo, ciò che complica i contatti umani, mentre sa brillare professionalmente. Gentile, comprensivo, tenace ed equilibrato: è una complessione positiva data l’esaltazione di Saturno in questo segno, tuttavia rimane la tendenza all’eccessivo distacco e alla cupezza. Essenza: Muschio. Rende maggiormente combattivi; maggiore slancio costruttivo sul piano pratico. Accentua la sensualità, per contro rende meno sensibili alle depressioni psichiche.
Terzo Decano (13-22 ottobre), Intelligenza di Giove. Sensuale, goloso, amante dei piaceri, tipicamente gioviale, allegro, insaziabile. Complessione caratteriale che predispone facilmente al successo, specie in ambito relazionale. L’eccessiva spensieratezza, anche nelle avversità o nei pericoli, tende tuttavia alla vera e propria incoscienza. Essenza: Giacinto. Armonizza gli aspetti della complessione gioviana, orienta le passioni in chiave meno materiale e grossolana. Scorpione


Aggressivo, violento, tormentato interiormente, caustico e fortemente vendicativo;non si confida mai e agisce tramando in modo nascosto. Introspezione nera, grande interesse per l’ignoto e il mistero. L’Erica con la sua essenza ne addolcisce le passioni e lo spirito di vendetta, illumina l’irraggiamento della volontà.
Primo Decano ( 13 ottobre -1 novembre), Intelligenza di Marte. Carattere energico, aggressivo e collerico, temperamento ambivalente ora incline alla durezza, ora alle manifestazioni d’affetto. malgrado la natura sospettosa dello scorpione, sotto questo decano vi può essere ingenuità ed eccessiva fiducia, che spesso da luogo a delusioni, di cui questi soggetti possono soffrire molto. Essenza: Tuberosa. L’azione calmante sul sistema nervoso armonizza l’eccesso marziale di questa complessione, rendendo fra l’altro più “ricettivi” ed accorti. Aumenta la comprensione e la capacità di perdonare. Utile anche per le depressioni e la malinconia.
Secondo Decano (2-12 novembre), Intelligenza solare. Carattere impulsivo, autoritario, estremamente orgoglioso. Animo impulsivo e passionale. La caratteristica dei segni d’acqua si manifesta in questi soggetti quale particolare e acutissima sensibilità che accende in loro avversioni intense e violente antipatie, non sempre giustificate. Essenza: Ginestra. Addolcisce e risana i “terreni aridi”, bilancia il carattere di questo decano e gli stati nervosi che ne derivano.
Terzo Decano (13-22 novembre), Intelligenza venusina. Sensualità molto accesa, violenza degli istinti e forte passionalità. Animo incline alla gelosia estrema, soffre facilmente per tormenti amorosi. Pur essendo vigoroso, può mostrarsi molto debole nelle avversità. Essenza: Cedrina. Attenua l’eccessiva passionalità e soprattutto questo tipo di gelosie. Agisce anche a sviluppare un amore purificato da tutto ciò che è semplice istinto. Sagittario


Generoso, benevolo, altruista e gioviale; è coraggioso, spesso anche impulsivo, e vive di grandi slanci ideali. Senso dell’onore e della gerarchia. La Violetta esalta gli aspetti positivi di questo temperamento gioviale dando sviluppo all’affermazione individuale e favorendo la sua evoluzione in chiave transpersonale. Introduce anche un elemento spirituale nell’interesse di questo segno per i sistemi di pensiero e filosofici.
Primo Decano (22 novembre -1 dicembre), Intelligenza di Mercurio. Carattere aperto, socievole, audace, combattivo. Ama i viaggi, la scoperta, è dinamico e curioso. Il suo entusiasmo può tradursi in facilità all’ira se contrastato. Essenza: Amaranto. Armonizza gli slanci entusiastici di questo carattere, evita il dispendio energetico eccessivo nei soggetti iperattivi.
Secondo Decano (2-11 dicembre), Intelligenza lunare. Sognatore, piuttosto solitario, volubile. Generoso, compassionevole, anche romantico si lancia dietro progetti ciclopici, che spesso sono dei puri sogni ad occhi aperti, ispirati dal tipico romanticismo dell’influsso lunare. In ogni caso mostra grande ostinazione nel perseguire i suoi ideali. Essenza: Fresia. Frena gli slanci eccessivi dovuti al troppo entusiasmo, ispira la prudenza e un atteggiamento più concreto, misurando le circostanze e le proprie forze.
Terzo Decano (12-21 dicembre), Intelligenza di Saturno. Intelligente ed ambizioso è però offuscato dalla severità saturnina che lo rende estremamente rigoroso, intollerante, ostinato. Tendenzialmente rancoroso può essere anche incline alla violenza se contrastato. Essenza: Calicanto. Doma la tetra influenza di questo decano. L’olio essenziale di questo fiore, usato da secoli nella medicina cinese, è stato studiato farmacologicamente ed ha dimostrato effetti antidolorifici. Una sua variante, Chimonanthus salicifolicus, ha azione antidepressiva ed ansiolitica. Capricorno


Introverso, solitario, riservato. Buon organizzatore, serio e rigoroso, sa essere molto duro con se stesso e con gli altri. Generalmente pessimista; molto fedele ma rancoroso. Il Caprifoglio con la sua essenza armonizza le angolosità del temperamento, crea una disposizione d’animo più serena ed ottimista, una maggiore estroversione. Il suo uso favorisce anche l’apertura e la comunione con il Trascendente che spesso è quasi volutamente bloccata nel materialistico Capricorno. Secondo il Kaiti il suo impiego sistematico equilibra energeticamente le debolezze astrologiche del segno, in relazione all’apparato osseo e alle sue patologie.
Primo Decano (22-31 dicembre), Intelligenza di Giove. Ambizioso, affidabile, serio e diplomatico, doti che in genere ne fanno un buon realizzatore. Attaccato alla famiglia e soprattutto alla carriera. Il carattere espansivo gioviano e l’eccessiva liberalità possono portarlo a dissipare le risorse e le fortune che può accumulare con pazienza, come nella natura del segno. Essenza: Narciso. Armonizza queste doppie tendenze, inoltre addolcisce le asperità caratteriali che non mancano al Capricorno. Equilibra “magneticamente” l’influsso fatale di questo decano.
Secondo Decano (1-10 gennaio), Intelligenza marziale. Suscettibile, permaloso, molto ostinato. Dotato di capacità intellettuali spiccate e di grandi doti organizzative, tende spesso ad ostinarsi in vane ricerche o a naufragare in progetti ambiziosi, spesso irrealizzabili. Introverso e freddo in ambito sentimentale, raramente perde questa attitudine lasciandosi trasportare. Essenza: Giacinto Doppio. Sostiene proteggendo dalle debolezze tipiche di questo decano. (Purtroppo devo aggiungere che il “Giacinto Doppio” è una variante del Hyacinthus orientalis, virtualmente estinta nel XVIII secolo, dopo che per un periodo fu in grande voga e costosissima. Al momento non si può stabilire se i rari esemplari delle linee ricostruite oggi siano corrispondenti a quello descritto, né se Leo Kaiti facesse riferimento a quello antico, anche perché l’Autore non ha lasciato indicazioni cronologiche sulla fonte alla quale attingeva).
Terzo Decano (11-20 gennaio), Intelligenza solare. Grande contegno, riservato, vita interiore molto ricca, tuttavia tende ad essere sospettoso, incline allo scoraggiamento. Predisposizione alla malinconia, alla depressione, e alla sofferenza morale. Influenza poco fausta anche per la salute fisica. Essenza: Mentastro Verde. Ispira maggior forza di carattere e dominio, equilibrio e protezione energetica anche per le patologie fisiche; impiegato come sacchetti di erba profumata. Come olio essenziale sulla persona invece, si indica anche qui il Giacinto doppio. Aquario


Intuitivo, ama gli studi profondi, possiede grande immaginazione. Spiccata attività intellettuale, ma poco realistica; incline piuttosto all’arte, oppure alla coltivazione di dottrine filosofiche utopiche. Idealista, innovativo, forte senso di indipendenza per influsso uraniano. Volubile e dal carattere instabile, non sopporta le convenzioni sociali, ma apprezza le amicizie. La Felce ne equilibra psichicamente gli eccessi, dovuti alla mutevolezza di carattere, e le contraddizioni che possono insorgere in un animo così volubile. Stabilità anche nel gestire le contrarietà degli eventi esterni.
Primo Decano (21 -30 gennaio), Intelligenza di Venere. Socievole, amabile, indulgente, ha buone capacità immaginative ed artistiche. Manca però spesso di spirito pratico, e può trovare difficoltà a concretizzare. Non sempre le sue capacità di adattamento sono in grado di farlo innestare negli eventi concreti e può impiegare molto tempo per fare carriera, o aprirsi una strada. Essenza: Serpentaria. Induce maggiore concretezza, dona la grinta necessaria ad estrinsecare le proprie qualità mentali e i progetti.
Secondo Decano (31 gennaio -9 febbraio), Intelligenza di Mercurio. Intelligenza intuitiva, doti comunicative, diplomatico, a volte anche furbo ed opportunista. In altri casi risulta essere eccessivamente ingenuo. Essenza: Mughetto. Esalta le doti comunicative del decano, ma porta una maggiore prudenza e scrupolo. Insegna a relazionarsi sapendo fiutare i pericoli, a comprendere gli altri e le circostanze.
Terzo Decano (10-19 febbraio), Intelligenza lunare. Carattere tendenzialmente debole, inoltre piuttosto incline alla malinconia. Facilmente influenzabile e dall’umore instabile. Notevoli doti medianiche e forte sensibilità. Essenza: Reseda. Contrasta la depressione, stabilizza gli alti e bassi animici, risveglia la coscienza dell’Io. Pesci


Immaginativo, sognante, “ispirato” quasi fino al misticismo. Molto passionale, la sua emotività risulta eccessiva e, spesso, caotica tanto da rischiare di travolgere la stessa personalità. Ha generalmente molto fascino, e ottime inclinazioni artistiche, mentre possono risultare pigri e inconcludenti nella vita ordinaria. Medianità spiccata, attrazione per il mistero, ma anche per la psichdelìa e le droghe. L’essenza di Glicine agisce riportando ordine nella sua emotività e mettendolo al riparo dalle tendenze dissolutrici ed autodistruttive della sua natura. Pur mantenendo le sue doti di sensibilità introduce una maggiore chiarezza di pensiero, rendendo più facile tradurre in produzioni concrete le sue ispirazioni e idee. Fortifica la corrente della volontà, bilanciando l’indolenza del segno.
Primo Decano (20 febbraio -29/1 marzo), Intelligenza di Saturno. Capriccioso, instabile, spesso malinconico, mai soddisfatto. Vanno incontro a penose e lunghe ansietà e si abbattono di fronte anche a piccoli ostacoli. Sebbene molto intelligenti e creativi sono fortemente instabili. Essenza: Gelsomino. Per Leo Kaiti esso esercita una vera opera di alchimia psichica in questi soggetti, che rende il carattere più fermo e la mente più illuminata e serena, donando anche maggiore concretezza, Contrasta gli stati d’ansia e, soprattutto, le ipocondrie di questo decano.
Secondo Decano (1-10 marzo), Intelligenza di Giove. Energico, autorevole, ama i grandi ideali e sogna nobili imprese, e spesso le qualità psichiche intellettive permettono una buona riuscita sociale a questa complessione, specie quando è ben equilibrata. Purtroppo può essere, come tutto il segno, un po’ inconstante nei sentimenti ed essere minacciata da un certa instabilità. Essenza: Peonia. Armonizza le pur buone qualità di questo decano. Se il profumo è applicato sui polsi (suggerisco in caso i punti PC6 e TR5 di MTC) sigilla il campo aurico e crea protezione “magnetica”.
Terzo Decano (11-20 marzo), Intelligenza di Marte. Libertino, attaccato fortemente ai piaceri fisici, alla sensualità e all’eccitazione, nella ricerca di nuove esperienze. Poco incline allo spirito di sacrifico e al lavoro, risulta spesso lavativo, malgrado il dinamismo di Marte. L’influsso essendo “marziale” sarà più forte negli uomini, che hanno una certa tendenza all’adulterio. Essenza: Zagara. Catalizza una sublimazione degli istinti, verso un orizzonte più ideali e spirituali, allentando il richiamo magnetico dei sensi. Agisce anche contrastando il rilassamento e la vagotonia, per effetto indiretto sul sistema nervoso autonomo.



Come si vede si tratta di un impiego che -come dicevamo- ricerca un impatto psichico diretto sul nucleo profondo della personalità. Esso infatti tiene conto unicamente della posizione del sole (Io- coscienza) nel cielo di nascita. Non si tiene conto della posizione degli altri pianeti, elementi importanti ai fini della salute soprattutto fisica.

A fini di informazione riportiamo un sistema di conoscenze applicative che prevede invece proprio quel tipo di approccio, in cui si implica un’azione diretta (analogicamente si potrebbe dire “allopatica”) sul settore debilitato, sia nel tema natale, sia per via di un transito o semplicemente in relazione ad una patologia in atto.



Sintetizziamo un sistema di corrispondenze in cui ai decani corrispondono precisi organi o parti del corpo.
L’applicazione era però di tipo “magico-simpatico” o talismanico e prevedeva che le erbe indicate venissero indossate insieme a pietre, alla cifra del Decano, magari incisa cameo sulla stessa gemma del materiale in questione, e venivano persino indicati gli alimenti non tollerati. Riporto le indicazioni reperibili nel Libro sacro sui Decani di Hermes ad Asclepio, facente parte del Corpus Hermeticum, e derivato probabilmente dal Caldenario tebaico o Sfera Barbarica di Teucro il Babilonese (I sec. d.C.).



ARIETE (Amoun)
I Decano: Testa. Pianta utilizzata: Isophry (non identificata)
II Decano: Tempie, narici. Pianta utilizzata: Ruta selvatica.
III Decano: Orecchie, denti. Pianta utilizzata: Piantaggine.



TORO (Apis)
I Decano: Nuca. Pianta: Cipresso
II Decano: Tonsille, Collo. Pianta: Dittamo
III Decano: Bocca, Gola. Pianta: Buglossa

GEMELLI (Horus)
I Decano: Spalle. Pianta: Orchidea
II Decano: Braccia. Pianta: Cinquefoglie (Tormentilla)
III Decano: Mani. Pianta: Rosmarino

CANCRO (Hermanubis)
I Decano: Fianchi. Pianta: Artemisia
II Decano: Polmoni. Pianta: Peonia
III Decano: Milza. Pianta: Cipresso

LEONE (Momphta)
I Decano: Cuore. Pianta: Asperula
II Decano: Scapole. Pianta: Crisogone
III Decano: Fegato. – mancante

VERGINE (Iside)
I Decano: Addome. Pianta: Stellaria media (Centocchio comune)
II Decano: Intestini. Pianta: Liquirizia
III Decano: Ombelico. – mancante

BILANCIA (Omphta)
I Decano: Glutei. Pianta: Polion (forse il Teucrium polium)
II Decano: Uretra, Vescica. Pianta: Verbena
III Decano: Ano. Pianta: Verbena nana

SCORPIONE (Typhon)
I Decano: Ulcera. (?). Pianta: Mercorella
II Decano: Organo sessuale. Pianta: Girasole
III Decano: Testicoli. Pianta: Liquirizia

SAGITTARIO (Nephtis)
I Decano: Cosce (tumefazioni). Pianta: Salvia.
II Decano: Femore. Pianta: Andraktitalon (non identificata)
III Decano: Cosce (dolori) . Pianta: Centaurea.

CAPRICORNO (Anubis)
I Decano: Ginocchia. Pianta: Speronella
II Decano: Articolazioni. Pianta: Anemone
III Decano: Articolazioni. Pianta: Centaurea

AQUARIO (Canopus)
I Decano: Tibia. Pianta: Spaccapietre
II Decano: Ginocchia. Pianta: Gladiolo
III Decano: Ginocchia. Pianta: Thyrsion (estinta)

PESCI (Ichton)
I Decano: Piedi. Pianta: Verbena
II Decano: – mancante Pianta: Rosmarino
III Decano: -mancante Pianta: Camomilla





Abbiamo riportato tale schema solo a titolo di informazione data la sua importanza storica, dato che è stato da modello per scritti successivi che hanno fatto la storia delle scienze ermetiche come la Picatrix.
Come si vede si tratta di un testo lacunoso, e a volte si fa riferimento a piante non identificate o probabilmente anche estinte. Le correlazioni non sono tutte chiare e vi sono anche accostamenti non molto comprensibili, ad esempio l’attribuzione dei polmoni ad un decano del Cancro e vi sono molte ripetizioni, forse dovute ad interpolazioni ed errori dei copisti. L’uso del resto ha forse poca attinenza con il nostro ambito di studi, irriducibile alla medicina, fosse anche sottile, trattandosi di un impiego piuttosto apotropaico. Al massimo si potrebbe ricondurre ad una “radionica medica” ante litteram, ad una medicina vibrazionale sul campo aurico, ma il suo fondamento comunque riconduce all’alveo della terapeutica magica. Del resto però gli accostamenti non sono del tutto peregrini (in fondo si basano su segnature tradizionali), così osserviamo ad esempio che al III decano del Capricorno corrisponde la centaurea, che effettivamente ha note proprietà cicatrizzanti e possibili impieghi nelle fratture ossee. A suo modo quindi può contenere dei principi da approfondire anche se la materia attualmente in nostro possesso è poco chiara ed esaustiva.



Nota bibliografica.

Rene A. Schwaller de Lubicz, La Teocrazia faraonica, Edizioni mediterranee.

Angelo Angelini, Manuale di Astrologia egizia, Editrice Kemi.

Luca Fortuna, Manuale di Aromaterapia, Xenia.

Massimiliano Kornmüller, Magica Incantementa. manuale teorico-pratico di magia romana. Ed. Mediterranee

Si ringrazia per la gentile concessione: 
https://asclepiosalus.wordpress.com/2016/02/04/aromaterapia-sottile-nei-36-decani/

sabato 15 luglio 2017

Il numero 22,gli attentati ritualistici e la numerologia.





"Il mondo è governato da segni e simboli, non da leggi e frasi." 
Confucio

Quando il Sole attraversa l’equatore intorno al 19 Marzo si dice che riemerge dalla tomba, o viene fuori della sua tomba nel Sud del mondo. Il terzo giorno dopo l’inizio di questo processo, la resurrezione è completa, segnato dal 22 Marzo. Il numero 22 simboleggia anche la rinascita nella tradizione cabalistica.
La Stagione del Sacrificio
La Stagione del Sacrificio

Per sottolineare ulteriormente l’allegoria della risurrezione di tre giorni, le 12 case dello zodiaco possono essere considerate 12 grandi giorni dell’anno solare.

Quando il Sole muore in croce, il 21 dicembre, trascorre tre giorni nella tomba della morte, tre mesi dopo il solstizio d’inverno.

L’alba del 22 di Marzo è il primo giorno, dopo tre grandi giorni del calendario zodiacale, simbolicamente raffiguranti il ​​momento in cui il Cristo risorge dalla tomba o dalla stagione della morte.
22 Marzo e La Stagione del Sacrificio https://www.disclosurenews.it/la-stagione-del-sacrificio/



Numero 22 – Segno Capricorno - Pianeta Saturno - Elemento Terra http://numerienergia.blogspot.it/





22 La  "competenza portata ad un livello estremo di realizzazione su larga scala"
https://books.google.it/books?id=056MBAAAQBAJ&pg=PA144&lpg=PA144&dq=numero+22+pianeta+saturno&source=bl&ots=XIk8ja2-8-&sig=l_7CRrI86f9l3z5ZYbPXyagT7y8&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj9yL_o94nUAhXKPhQKHSKLBIUQ6AEIWjAK#v=onepage&q=numero%2022%20pianeta%20saturno&f=false 



Durante la traiettoria finale Cassini si immergerà per ben 22 volte negli anelli più interni e nella regione compresa tra questi e Saturno http://www.repubblica.it/scienze/2017/04/26/news/al_via_i_tuffi_della_sonda_cassini_negli_anelli_di_saturno-163944203/


Saturn (Saturno) = 6+1+7+6+5+1= 26.
Inanzitutto 26 corrisponde al valore gematrico del tetragramma ebraico IHWH, ciò significa che Saturno ha a che fare col Dio che si menziona nei testi ebraici, non a caso Saturno governa il Sabato e questo è il giorno sacro agli ebrei.
Ma inoltre 26 è 13+13, quindi Saturn (26) = Sun (13) + God (13), cioè Sun God, Saturno ha a che fare con il Sole: questo è un argomento abbastanza complesso che tratteremo, si tratta dello Tzimtzum di cui parla la cabala ebraica, ovvero la restrizione della luce di Dio, cioè le simbologie di Saturno (restrizione, concentrazione) applicate al Sole. https://www.facebook.com/CentroStudiAstrologiciDikte/posts/1072477749438733




Ventidue sarebbero, secondo la tradizione ebraica, i libri del Vecchio Testamento; come 22 sono gli elementi che l’onnipotente creò durante i 6 giorni della creazione.

Al momento della creazione, Dio in effetti si limitò solo a nominare tutte le cose create e che immediatamente, tramite l’invocazione del loro nome preciso, si manifestarono e vennero così create dal nulla. questo perchè il nome contiene in sè l’essenza stessa della cosa creata.

In virtù del fatto che Dio è l’artefice di tutto il creato, i 22 nomi si riferiscono dunque a “tutto ciò che esiste”. Così proprio nel numero 22 è racchiuso il segreto della creazione dell’universo da parte di Dio.

L’individuo 22 si configura come un dominatore, ed emerge tra tutti quelli che gli stanno intorno distinguendosi in modo definito e singolare, come allo stesso modo Dio è separato e distinto dalla stessa creazione.

L’interpretazione cabalistica del numero 22 e il suo significato nascosto indica che tale numero è associato sia agli scontrosi e iracondi che alle persone serie e rispettose ma nello stesso tempo rigide.

Nelle circostanze e negli ambienti in cui si riscontra il numero ventidue, la sensazione è quella di un crescente nervosismo e un aumento della tensione in generale.

Inoltre il 22 è legato a soggetti che spesso richiamano al dovere e alle persone maleducate.
 Gli Arcani maggiori sono utiulizzati anche in relazione ai riti Satanici
Simbolismo nei media - il numero 22

Decoding Taylor Swift's "22" and the BMA Ritual Exposing the Theater of Witchcraft
http://theopenscroll.blogspot.it/2013/05/decoding-taylor-swifts-22-and-bma.html
 Il 22 marzo 2012, il dipartimento di medicina di Los Angeles dichiarò che la causa della morte fu dovuta ad un collasso cardiaco https://it.wikipedia.org/wiki/Whitney_Houston#La_morte
  L'11 febbraio 2012, l'ex marito Bobby Brown, allarmato per il suo ritardo, chiamò i parenti e amici dell'artista, i quali avrebbero chiesto al personale dell'albergo di entrare nella Suite 434 del Beverly Hilton Hotel, dove alloggiava la Houston, trovandola esanime nella sua vasca da bagno. Una persona del suo entourage chiamò i soccorsi alle 15:43 https://it.wikipedia.org/wiki/Whitney_Houston#La_morte
  L'artista ha vinto 6 Grammy Award e detiene il record di American Music Awards, avendone ricevuti ben 22 https://it.wikipedia.org/wiki/Whitney_Houston#La_morte
  Nel 2012 il Guinness dei Primati ha citato nuovamente la cantante come la prima e unica artista ad avere 12 brani contemporaneamente nella U.K. chart https://it.wikipedia.org/wiki/Whitney_Houston#La_morte
"Whitney Houston : 11 - 22 sono i numeri delle date di riferimento alla sua morte,i quali sommati danno 33, come i gradi della massoneria,e l'orario in cui il suo entourage chiamò i soccorsi; 15:43 = 13 numero che simboleggia la morte e la trasformazione."
 22 sono gli aminoacidi dell'acido Desossiribonucleico (DNA) su questo è basato il loro numero magico, abbattere il pool del codice genetico
 Il matto nei tarocchi è lo zero... il mondo il 22

22 maggio 2017 – Manchester (Regno Unito) – Alle 22,30 un giovane kamikaze di 22 anni si fa esplodere all’interno del Manchester Arena alla fine del concerto della giovane pop star americana Ariana Grande. Il bilancio provvisorio è di 22 morti (tra cui tre bambini), almeno 120 feriti e 12 dispersi."

Il termine Arsh (Trono) appare 22 volte nel Corano. Per i musulmani, il Corano è la registrazione della rivelazione orale consentita per grazia di Dio al Profeta dell’Islam durante quasi 22 anni, all’inizio del settimo secolo dell’era cristiana - dal 610 al 632.

Sono i 22 capitoli del Vendidad, libro dell'Avesta, scritto da Zoroastro. Le 22 carte degli arcani maggiori dei Tarocchi. L'iniziazione di Pitagora presso i sacerdoti egiziani durò 22 anni. I ventidue canali che collegano le dieci Sefirot tra loro nell’Albero sefirotico della Cabala. Ventidue è il numero dei poligoni regolari inscrivibili in un cerchio euclideo: 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 12, 15, 18, 20, 24, 30, 36, 40, 45, 60, 72, 90, 120, 180, 360. Sono ventidue dei ventiquattro divisori di 360, i primi due, 1 e 2, non definiscono dei poligoni. Si possono inscrivere in un cerchio 22 poligoni regolari. 22 diviso 7 dà il pi greco, il quale rappresenta il rapporto misterioso e approssimativo del perimetro di un cerchio rispetto il suo diametro. Ventidue sono i quarti di tono dell’ottava musicale.

La testa dell’uomo è fatta di 22 ossa: 8 craniche e 14 facciali. Il numero 22 è impiegato 13 volte nella Bibbia.

Il numero 400 è impiegato 22 volte nella Bibbia. La parola universo è impiegata 22 volte nell’Antico Testamento e le parole bilancia, matrimonio, giornata e creazione, 22 volte nella Bibbia.

giovedì 22 giugno 2017

Le proprietà energetiche femminili e maschili delle piante di potere degli sciamani toltechi e gli Alleati.



Source photo; http://italianopdf.com/wp-content/uploads/2017/06/Jut8U6fAD-I.jpg


Considerazioni tratte dal libro di Castaneda "Gli Insegnamenti di Don Juan" sulle proprietà energetiche femminili e maschili delle piante in relazione alle entià ad esse connesse.

Secondo gli insegnamenti di don Juan c'erano due alleati. Il primo era contenuto nelle piante di Datura. Don Juan chiamava tale alleato con uno dei nomi spagnoli della pianta, yerba del diablo (erba del diavolo). Secondo lui l'alleato era contenuto in qualsiasi specie di pianta di Datura.
Tuttavia ciascuno stregone doveva coltivare un certo numero di piante ,di una sola specie che egli dichiarava sue, non solo nel senso che le piante erano sua proprietà privata, ma nel senso che erano personalmente identificate con lui.
Le piante di don Juan appartenevano alla specie inoxia: sembrava tuttavia che non ci fosse nessuna correlazione tra quel fatto e le differenze che possono essere esistite tra le due specie di Datura a lui accessibili. Il secondo alleato era contenuto in un fungo che io identificai come appartenente al genere Psilocybe; forse era la Psilocybe mexicana, ma la classificazione è stata fatta solo in via sperimentale perché non sono riuscito, a procurarmi un campione per l'analisi di laboratorio.
Don Juan chiamava questo alleato humito (piccolo fumo), suggerendo che l'alleato fosse analogo al fumo o alla mistura da fumo che preparava con il fungo. Il fumo era considerato il vero e proprio contenitore dell'alleato, tuttavia don Juan chiarì che il potere era associato con una sola specie di Psilocybe; quindi ci voleva una cura speciale al momento della raccolta per non confonderlo con una qualsiasi di una dozzina di altre specie dello stesso genere che crescevano nella stessa zona.
Un alleato in quanto concetto dotato di significato includeva leseguenti idee con le loro rispettive ramificazioni:1) un alleato non ha forma; 2) un alleato è percepito come una qualità;3) un alleato può essere domato; e 4) un alleato ha una regola.

Un alleato non ha forma

Si credeva che un alleato fosse un'entità esistente al di fuori eindipendente da se stessi, tuttavia pur essendo un'entità separata era ritenuto privo di forma. Ho stabilito 'assenza di forma' come una condizione che è l'opposto di 'avere una forma definita', una distinzione tracciata in vista del fatto che esistevano altri poteri simili a un alleato che avevano una forma percepibile definitamente.
La condizione di assenza diforma di un alleato significava che esso non possedeva una forma distinta, o vagamente definita, o anche riconoscibile; e talecondizione implicava che un alleato non era visibile in nessun momento.

Un alleato è percepito come una qualità

Una conseguenza dell'assenza di forma di un alleato era un'altracondizione espressa nell'idea che un alleato era percepito solo come una qualità dei sensi; vale a dire, dal momento che un alleato era privo di forma, ci si accorgeva della sua presenza solo per via dei suoi effetti sullo stregone.
Don Juan classificava alcuni di tali effetti come dotati di qualità antropomorfiche.
Descriveva un alleato come avente il carattere di un essere umano, implicando così che un singolo stregone aveva la possibilità di scegliere l'alleato più confacente mettendo a confronto il proprio carattere con le supposte caratteristiche antropomorfiche dell'alleato.
I due alleati coinvolti negli insegnamenti erano pr esentati da don Juan come aventi una serie di qualità antitetiche.Don Juan classificava l'alleato contenuto nella Datura inoxia come dotato di due qualità: era femminile, ed era dispensatore di potere superfluo.
Pensava che queste due qualità fossero quanto mai indesiderabili. Le sue asserzioni sull'argomento erano definite, ma nello stesso tempo indicava che il suo giudizio valutativo sulla questione era una scelta puramente personale.

La caratteristica più importante di questo alleato era senza dubbio quella che don Juan definiva la sua natura femminile. Il fatto che fossedescritta come femminile non significava, tuttavia che l'alleato fosse un potere femminile. Sembrava che l'analogia della donna potesse esser stata solo una metafora usata da don Juan per descrivere quelli che riteneva essere gli spiacevoli effetti dell'alleato. Inoltre, il nome spagnolo della pianta,yerba,per via del suo genere femminile, poteva aver anche aiutato a creare l'analogia femminile. In ogni caso, la per sonificazione di questo alleato come un potere femminile attribuiva a esso le seguenti qualità antropomorfiche: 1) è possessivo; 2) è violento; 3) è imprevedibile; e 4) ha effetti deleteri.
Don Juan credeva che questo alleato avesse la capacità di rendere schiavi gli uomini che ne diventavano i seguaci; spiegava tale capacità come la qualità di essere possessivo, che egli metteva in correlazione con il carattere di una donna. L'alleato prendeva possesso dei suoi seguaci donando loro il potere, creando un senso di dipende nza e dando loro forza fisica e benessere.

Questo alleato era inoltre ritenuto violento. La sua violenza femminile veniva espressa nel suo costringere i seguaci a impegnarsi in atti distruttivi di forza bruta. E questa specifica caratteristica lo rendeva più adatto a uomini di natura feroce che volevano trovare nella violenza la chiave del potere personale. Un'altra caratteristica femminile era l’imprevedibilità. Per don Juan questo significava che gli effetti dell'alleato non erano mai coerenti; si intendeva, piuttosto, che gli effetti cambiassero capricciosamente, e che non esistesse alcun modo individuabile per prevederli. All'incoerenza dell'alleato si doveva contrapporre la cura meticolosa e drammatica da parte dello stregone per ogni dettaglio nella manie ra di trattarlo. Qualsiasi svolta sfavorevole che non potesse essere spiegata

come risultato di un errore o di un procedimento errato era spiegata come dovuta all'imprevedibilità femminile dell'alleato.Si riteneva che questo alleato, per via della sua possessività, della sua violenza e della sua imprevedibilità, avesse effetti totalmente deleteri sul carattere dei suoi seguaci. Don Juan credeva che l'alleato si sforzasse ostinatamente di trasmettere le sue caratteristiche femminili, e che il suo sforzo di farlo avesse effettivamente successo. Accanto alla sua natura femminile, tuttavia, questo alleato aveva un altro aspetto che era percepito anche come una qualità: era un dispensatore di potere superfluo. Don Juan fu molto enfatico su questo punto, e fece osservare che come dispensatore di potere l'alleato era insuperabile.Si pretendeva che fornisse ai suoi seguaci forza fisica, un senso di audacia, e il valore per compiere azioni straordinarie. Secondo il giudizio di don Juan, tuttavia, un potere così esorbitante era superfluo; affermava che,almeno per lui, non ce n'era più bisogno. Ciò nonostante, lo presentava come un forte incentivo per un eventuale futuro uomo di conoscenza, purché quest'ultimo fosse incline per natura a cercare il potere.Il punto di vista personale di don Juan era che l'alleato contenuto nella Psilocybe mexicana,d'altra parte, avesse le caratteristiche più adeguate e di maggior valore: 1) è maschile, e 2) è un dispensatore di estasi.

Don Juan descriveva questo alleato come l'antitesidi quello contenutonelle piante di Datura.
Lo considerava maschile, virile. La sua condizione di mascolinità sembrava analoga alla condizione femminile dell'altro alleato; vale a dire, non era un potere di genere maschile, ma don Juan classificava i suoi effetti in termini di quello che considerava un comportamento virile.
Anche in questo caso il gener e maschile della parola spagnola humito può aver suggerito l'analogia con un potere maschile.
Le qualità antropomorfiche di questo alleato che don Juan giudicava convenienti per un uomo erano le seguenti: 1) è imparziale; 2) è mite; 3) èprevedibile; e 4) ha effetti benefici. L'idea che don Juan aveva della natura imparziale dell'alleato era espressa nella convinzione che questo fosse onesto,che in effetti non esigesse mai azioni stravaganti dai suoi seguaci. Non rendeva mai suoi schiavi gli uomini, concedendo loro un potere facil e; al contrario, Humito era duro, ma giusto, con i suoi seguaci. Il fatto che l'alleato non provocasse un comportamento manifestamente violento lo rendeva mite. Si supponeva che inducesse una sensazione di incorporeità, e quindi don Juan lo presentava come calmo,mite, dispensatore di pace.Inoltre era prevedibile.

Don Juan descriveva come costanti i suoi effetti su tutti i suoi singoli seguaci e nelle successive esperienze di qualsiasi singolo uomo; in altre parole, i suoi effetti non variavano,oppure, se lo facevano, erano così simili da venire considerati gli stessi.
Si riteneva che come conseguenza dell'essere imparziale, mite, e prevedibile, questo alleato avesse anche un'altra caratteristica virile: un effetto benefico sul carattere dei suoi seguaci.
Si supponeva che la qualità virile di Humito creasse in essi una rarissima condizione dì stabilità emotiva.
Don Juan credeva che sotto la guida dell'alleato l'uomo temperava il proprio cuore e acquistava un equilibrio.Si credeva che un corollario di tutte le caratteris tiche virili dell'alleato fosse una capacità di dispensare estasi. Anche questo altro aspetto della sua natura era concepito come una qualità.
A Humito veniva attribuita la facoltà di privare del corpo i suoi seguaci, permettendo loro in tal modo di eseguire forme specializzate di attività, che appartenevano a uno stato di incorporeità. E don Juan affermava che tali forme specializzate conducevano inevitabilmente a una condizione di estasi. L'alleato contenuto nella Psilocybe veniva detto ideale per gli uomini che per natura erano proclivi a cercare la contemplazione.

Un alleato può essere domato

L'idea che un alleato possa essere domato implicava che in quanto potere esso ha la potenzialità di essere usato. Don Juan spiegava questo fatto come una innata capacità dell'alleato di essere uti lizzabile; si riteneva che uno stregone una volta domato un alleato acquistass e il comando dei suoi poteri specializzati, il che significava che li poteva manipolare a suo proprio vantaggio. Alla capacità che l'alleato aveva di essere domato veniva contrapposta l'incapacità degli altri poteri, che erano simili a unalleato tranne che per il fatto che non tolleravanodi essere manipolati.
La manipolazione di un alleato aveva due aspetti: 1) un alleato è un veicolo; 2) un alleato è un aiutante. Un alleato è un veicolo nel senso che serve a trasportare uno stregone nel regno della realtà non ordinaria. Per quanto riguardava la mia conoscenza personale, gli alleati servivano entrambi come veicoli, sebbene tale funzione avesse differenti implicazioni per ci ascuno di essi.

Nell'insieme, le qualità indesiderabili dell'alleat o contenuto nella Datura inoxia,specialmente la sua qualità dell'imprevedibilità, lo trasformavano in un veicolo pericoloso, sul quale non si poteva fare affidamento. Il rituale era la sola protezione possibile contro la sua incoerenza, ma non era mai sufficiente ad assicurare la stabilità dell'alleato;uno stregone che usava questo alleato come un veico lo doveva aspettare dei presagi favorevoli prima di procedere.

D'altra parte si riteneva che l'alleato contenuto nella Psilocybe mexicana fosse un veicolo costante e prevedibile in quanto risultato di tutte le sue preziose qualità. Come conseguenza del la sua prevedibilità,uno stregone che usava questo alleato non aveva bisogno di impegnarsi in nessun tipo di rituale preparatorio.

L'altro aspetto della manipolabilità di un alleato era espresso nell'idea che un alleato era un aiutante. Essere un aiutante significava che un alleato, dopo essere servito come veicolo, era usabile ancora come un aiuto o una guida per assistere lo stregone nel rag giungere qualsiasi fine avesse in mente andando nel regno della realtà non ordinaria.

Nella loro funzione di assistenti, i due alleati avevano proprietà differenti e uniche. La complessità e l'applicabilità di queste proprietà aumentava a mano a mano che si avanzava lungo la strada dell'apprendimento. Tuttavia, in termini generali, l'alleato contenuto nella Datura inoxia era ritenuto un aiutante straordinario, e questa capacità era ritenuta un corollario della sua facilità di dare potere superfluo. L'alleato contenuto nella Psilocybe mexicana,tuttavia, era considerato un alleato ancora più straordinario. Don Juan lo riteneva senz a confronti nella sua funzione di aiutante, che lui considerava come un'estensione delle sue preziosissime qualità

Tratto da Carlos Castaneda - Gli Insegnamanti di Don Juan.



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lunedì 19 giugno 2017

I Fratelli dell'Oscurità e i Fratelli della Luce - Le Tavole di Smeraldo di Thot L'Atlantideo



 Source photo; https://1.bp.blogspot.com/-6MRbZxH4TJA/Vr3sNu9dyoI/AAAAAAAAQ1E/A1gcXcoOLTo/s1600/blog.jpg

Ascolta, oh uomo, la saggezza della magia.
Ascolta la conoscenza dei poteri dimenticati.
Tanto, tanto tempo fa, nei giorni del primo uomo, cominciò la guerra tra l’oscurità e la Luce.
Gli uomini, allora come adesso, erano pieni di oscurità e di Luce; e mentre in qualcuno l’oscurità aveva il predominio, in altri la Luce riempiva l’anima.
Sì, annosa è questa guerra, l’eterna lotta tra l’oscurità e la Luce. Ardentemente è combattuta nei secoli, usando strani poteri nascosti nell’uomo.
In un luogo gli adepti sono stati colmati con la malvagità, lottando sempre contro la Luce; ma altrove ce ne sono altri che, pieni di splendore, hanno sempre sottomesso l’oscurità della notte.
In qualsiasi luogo possiate essere, in tutte le epoche ed i piani, certamente conoscerete la battaglia con la notte.
Tanti secoli fa i Soli del Mattino, discendendo, trovarono il mondo colmo con la notte.
Là, in quel tempo passato, cominciò la battaglia, l’annosa lotta tra l’oscurità e la Luce.
Molti, in quei tempi, erano così pieni d’oscurità che solo fievolmente ardeva la Luce
dalla notte.
Alcuni di loro erano maestri delle tenebre, e cercavano di coprire tutto con la loro oscurità: tentavano di attirare gli altri nella loro notte.
Intrepidamente gli si opponevano i maestri della luminosità: intensamente combattevano l’oscurità della notte.
I maestri delle tenebre cercavano sempre di serrare i ceppi, le catene che legavano l’uomo all’oscurità della notte. Usavano sempre la magia nera, portata all’uomo dal poter dell’oscurità; la magia che avvolgeva l’anima dell’uomo con l’oscurità.
Uniti insieme in un ordine, i Fratelli dell’Oscurità attraversarono le epoche, rivali dei figli degli uomini. Camminarono sempre segreti e nascosti, trovati ma celati per i figli degli uomini.
Da sempre camminarono e lavorarono nell’oscurità, nascosti alla Luce dalle tenebre della notte.
Silenziosamente, segretamente, usarono il loro potere, rendendo schiavi e legando le anime degli uomini.
Non visti vennero e non visti andarono. L’uomo, nella sua ignoranza, chiamò Loro dal basso.
Oscura è la via che percorrono i Fratelli Neri, oscura di un’Oscurità non della notte.
Viaggiando sulla Terra, loro penetrano attraverso i sogni dell’uomo.
Hanno ottenuto il potere dall’Oscurità che li circonda, chiamando altri Abitanti da fuori del loro piano, in vie che sono oscure ed invisibili dall’uomo. I Fratelli Neri entrano nella mente dell’uomo. Attorno ad essa tessono il velo della loro notte. È là che, durante la sua vita, l’anima dimora in schiavitù.
Legata dalla catene del velo della notte. Sono potenti nella conoscenza proibita, proibita perché è uno con la notte.
Ascolta, oh uomo, e segui il mio avvertimento: sii libero dalla schiavitù della notte.
Non arrendere la tua anima ai Fratelli dell’Oscurità. Tieni sempre lo sguardo rivolto alla Luce.
Non sai, oh uomo, che la tua tristezza proviene solo dal velo della notte?
Sì, oh uomo, presta attenzione al mio avvertimento: concentrati sempre verso l’alto, volgi la tua anima verso la Luce.

I Fratelli dell’Oscurità scelgono per fratelli coloro che hanno percorso il cammno della Luce Perché sanno bene che chi ha viaggiato lontano verso il Sole nel suo percorso di Luce, ha un grande, ed ancora più grande potere di avvolgere con l’Oscurità i Figli della Luce.
Ascolta, oh uomo, chi viene da te. Ma pesa sulla bilancia se le sue parole sono di Luce, perché molti camminano nella Luminosità Oscura e non sono Figli della Luce.
È facile seguire il loro cammino, facile seguire il percorso che fanno. Ma sì, oh uomo,ascolta il mio avvertimento: la Luce giunge solo a chi si impegna. Duro è il percorso che conduce alla Saggezza, duro è il cammino che conduce alla Luce. Troverai molte pietre sul tuo cammino: molte le montagne che scalerai verso la Luce. Eppure sappi, oh uomo, chi vincerà sarà libero nel percorso di Luce.
 Non seguire mai i Fratelli Neri. Sii sempre un Figlio della Luce. Perché sappi, oh uomo, alla fine la Luce deve vincere, ed oscurità e notte saranno bandite.
Ascolta, oh uomo, e presta attenzione a questa saggezza: proprio come l’Oscurità, così è la Luce.
Quando l’Oscurità sarà scacciata, e tutti i veli saranno rimossi, là arderà dall’Oscurità la Luce.
Proprio come tra gli uomini esistono i Fratelli Neri, così esistono i Fratelli della Luce. Sono antagonisti dei Fratelli dell’Oscurità e cercano di liberare gli uomini dalla notte.
Hanno poteri, grandi e potenti.
Conoscendo la Legge, i Fratelli della Luce obbediscono. Operano sempre in armonia ed ordine, liberando l’animo dell’uomo dalla schiavitù della notte. Segreti e nascosti,camminano anche loro. Non sono conosciuti dai figli degli uomini. Eppure sappi che camminano sempre con te, indicando la Via ai figli degli uomini. Loro hanno sempre combattuto i Fratelli Neri, conquistando e vincendo senza fine. La Luce alla fine deve essere maestra, allontanando l’oscurità della notte.
Sì, uomo, sii consapevole di questa conoscenza: accanto a te camminano i Figli della Luce. Maestri loro del potere del Sole, eppure sempre non visti, custodi degli uomini.
Aperto a tutti è il loro percorso, aperto a chi camminerà nella Luce. Liberi sono Loro dalla Scura Amenti, liberi dalle Sale dove la Vita regna suprema. Loro sono i Soli ed i Signori del Mattino, Figli della Luce splendenti tra gli uomini.
Loro sono come l’uomo, eppure dissimili. Non furono mai divisi in passato. Sono stati
Uno nell’Unione eterna, dall’inizio alla fine di tutto lo spazio, sin dal principio del tempo.
Si sono elevati nell’Unione con l’Uno Tutto, su dal primo spazio, formato e non formato. Hanno
dato all’uomo i segreti che li difenderanno e li proteggeranno da tutto il male.
Chi percorrerà il cammino di maestro, dapprima dovrà essere libero dalla schiavitù della notte.
Deve vincere il senza forma ed il confuso; deve vincere il fantasma della paura.
Con la conoscenza deve trarre giovamento da tutti i segreti, e percorrere il sentiero che passa attraverso l’Oscurità, tenendo sempre davanti a sé la Luce della sua meta. Incontrerà grandi  ostacoli nel percorso, ma insisterà verso la Luce del Sole.
Ascolta, oh uomo, il Sole è il simbolo della Luce che splende alla fine della tua strada.
Ora ti do i segreti: come avvicinare il potere oscuro ed incontrare e vincere la paura della notte.
Solo conoscendoli puoi vincere; solo conoscendoli puoi avere la Luce.
Ora ti do la conoscenza, nota ai Maestri, la conoscenza che vince tutte le paure oscure.
Usa questo, la saggezza che ti do. Maestro tu sarai dei Fratelli della Notte.
Quando in te capita un sentimento, che ti attira più vicino alla porta oscura,esamina il tuo cuore e scopri se il sentimento che hai proviene dall’interno. Se scopri l’Oscurità nei tuoi pensieri, bandiscili dalla tua mente.
Manda nel tuo corpo un’onda di vibrazione, la prima irregolare e la seconda regolare, ripetendolo volta dopo volta finché sarai libero. Inizia con l’Onda di Forza nel Centro del tuo Cervello. Dirigila in onde dalla testa ai piedi.
Ma se trovi che il tuo cuore non è oscurato, sii certo che una forza esterna è diretta a te.
Solo con la conoscenza puoi vincerla. Solo con la saggezza puoi sperare di essere libero.
La conoscenza conduce alla saggezza e la saggezza conduce al potere.
Raggiungila, ed avrai il potere su tutto.
Cerca prima un luogo legato all’Oscurità. Poni un cerchio intorno a te. Stai in piedi in mezzo al cerchio. Adopera questa formula e sarai libero. Alza le tue mani nello spazio oscuro davanti a te. Chiudi gli occhi e ritirati nella Luce. Chiama lo Spirito della Luce dallo Spazio Tempo, usando queste parole e sarai libero:
“Riempi il mio corpo, oh Spirito della Luce, colma il mio corpo con lo Spirito della Luce.
Vieni dal Fiore che risplende nell’Oscurità.
Vieni dalle Sale dove governano i Sette Signori.
Li chiamo per nome, io, i Sette: Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto, Nove.
Li chiamo con i loro nomi per aiutarmi, liberarmi e salvarmi dall’Oscurità della notte:
Untanas, Quertas, Chietal, e Goyana, Huertal, Semveta, Ardal.
Con i loro nomi li imploro, liberatemi dall’Oscurità e colmatemi di Luce”.
Sappi, oh uomo, che quando avrai fatto questo, sarai libero dalle catene che ti legano,eliminando la schiavitù dei Fratelli della Notte. Non vedi che i nomi hanno il potere di liberare con la vibrazione le catene che ti legano? Usali quando avrai bisogno di liberare tuo fratello così che anche lui possa uscire dalla notte.
Tu, oh uomo, sei l’aiutante di tuo fratello.
Non lasciarlo rimanere nella schiavitù della notte.
Ora a te do la mia magia.
Prendila e dimora sul sentiero di Luce.
Luce in te, Vita in te, Sole possa tu essere nel ciclo successivo.

Le Tavole di Smeraldo di Thoth l’Atlantideo
TAVOLA VI - La Chiave della Magia

domenica 11 giugno 2017

Ildegarda, la sibilla del Reno.





Dan: le tue visioni non si verificano quindi in uno stato alterato di coscienza, né sono sogni. Ho visto una bellissima immagine di te in cui dalla tua testa escono fiamme di luce mentre sei intenta nella visione e scrivi. Cosa è per te quella luce che hai disegnato?

Ildegarda: La luminosità che vedo non è racchiusa in un luogo, ma risplende più della nube che sta davanti al sole; non so distinguere in essa altezza, lunghezza e larghezza; ed essa per me ha nome ‘Ombra del Vivo Splendore’. E come il sole, la luna e le stelle appaiono riflessi nell’acqua, così le scritture, i discorsi, le virtù e le opere degli uomini risplendono per me in essa.

Tutto quello che vedo e apprendo nelle visioni lo conservo nella memoria per lungo tempo, cosicché ricordo quello che un tempo vidi; e vedo, ascolto e apprendo nello stesso istante, e quasi istantaneamente comprendo ciò che ho appreso; ma quello che non vedo non lo conosco, perché sono ignorante ed ho imparato a malapena a leggere. Le cose che scrivo delle visioni sono ciò che ho visto e udito; e non aggiungo altre parole oltre a quelle che sento e che riferisco in un latino imperfetto, come le ho udite nella visione; poiché nelle mie visioni non mi si insegna a scrivere come scrivono i filosofi: le parole udite nella visione non sono come quelle che risuonano sulla bocca degli esseri umani, ma come fiamma che abbaglia o come una nube che vaga nella sfera dell’aria più pura.

Di questa luminosità non posso conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole. Talvolta – ma non accade di frequente – vedo all’interno di questa luminosità un’altra luce, che chiamo ‘Luce Vivente’. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontanano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia1.

Dan: Magistra Ildegarda, dobbiamo esultare noi donne, perché le tue parole sono giunte a noi, visto che noti uomini autorevoli della tua Chiesa ti hanno autorizzato, nonostante l’iniziale diniego del tuo abate, a scrivere ciò che vedevi nelle tue visioni. Le tue parole sono cariche di significati nuovi e profondi, il tuo sguardo benevolo e amorevole nei confronti delle tue figlie ci mostra la chiarezza perfetta di quello che tu chiami la Sapienza Divina che trasmette amore e ha disegnato il creato. Ho notato che le tue visioni spesso rappresentano donne: una delle prime è Sophia ma forse mi confondo, vedo ciò che io voglio vedere. Tu volevi intendere il principio di tutte le cose? Sai, anche per noi donne del nostro tempo questa figura, antica dea, rappresenta il sacro femminino della saggezza che viene dal cuore. È una immagine femminile?

Ildegarda: Rammento … così l’ho descritta. È la prima visione: “E vidi come nel centro del cielo australe, una bella e mirabile immagine quasi in forma di creatura umana, il cui volto era di tanta bellezza e chiarore, che avrei potuto fissare la luce del sole più facilmente di essa; un largo cerchio del colore dell’oro ne circondava la testa. Nello stesso cerchio sopra la testa apparve un altro volto, come di un vecchio (…). L’immagine era rivestita di una tunica sfolgorante come il sole e nelle mani teneva un agnello splendente come la luce del giorno.
Questa immagine diceva: “Io sono la suprema infuocata energia che ha acceso tutte le scintille viventi e non ho emesso con il mio soffio nulla che sia mortale, ma distinguo queste cose giudicandole come sono; disponendomi intorno al circolo e volando attorno ad esso con le mie ali superiori, cioè con la Sapienza”.

Questa energia dice: “Io l’ho ordinato rettamente. Il mondo che vedo è un cosmo vivente, un uovo, simbolo e sintesi vitale della nascita. È opera meravigliosa del soffio vitale dello Spirito creatore e tutti gli esseri, ai vari livelli, come in una armonia celeste e musicale, producono le trasformazioni della vita stessa, in modo inarrestabile”.2

Dan: L’uovo è una antica rappresentazione simbolica fin dal Neolitico, attinente alla rigenerazione modellata nella continua ri-creazione del mondo. E l’armonia celeste, di cui tu parli, mi fa pensare ad un mito di creazione cosmologica di paesi lontani rispetto ai nostri: il mito di Mago. 3 Ma ti dico brevemente di un altro mito d’Oriente: “All’origine questo mondo altro non era che Non-essere. Poi esistette, si sviluppò. Divenne un uovo. Attese per un anno. Si aprì. Metà del guscio divenne d’argento, l’altra metà divenne oro. Ciò che era d’argento è questa terra. Ciò che era d’oro è il cielo. La membrana esterna diventò le montagne. La membrana interna formò le nuvole e la nebbia. Le vene sono i fiumi. Il liquido è l’oceano”.4

Vedi, quello che dici mi risuona dentro e mi fa vedere tante altre connessioni possibili tra le molte verità. Continua saggia sorella, Magistra. Dimmi delle meraviglie del Cosmo così come è stato creato, secondo il tuo pensiero luminoso e le tue visioni originali. Potenti quadri poetici che esprimono l’apertura di nuove strade di un sapere incommensurabile per il tuo tempo, ma anche per il nostro.

Ildegarda: “In mezzo al petto della figura che avevo contemplato in seno agli spazi aerei del mezzogiorno, ecco che apparve una ruota di aspetto meraviglioso. Essa conteneva dei segni che l’avvicinavano a quella visione a forma di uovo che avevo avuto or sono ventotto anni, e che avevo descritto nel mio libro Scivias. Sotto la curva del guscio e nella parte superiore appariva un cerchio di fuoco chiaro che dominava un altro di fuoco scuro. Questi due cerchi erano uniti come se ne formassero uno solo. Sotto il nero ne appariva uno che sembrava puro etere, spesso quanto i due primi insieme. Veniva poi un cerchio che era come aria carica di umidità, spesso come quello di fuoco luminoso. Sotto quel cerchio di aria umida ne appariva uno di aria bianca, densa, la cui durezza ricordava quella di un tendine umano, ed era dello stesso spessore di quello di fuoco nero. Quei due cerchi erano ugualmente legati tra loro come se non ne formassero che uno. Infine, sotto quell’aria bianca e ferma si mostrava un secondo strato aereo, tenue, esso, che sembrava stendersi su tutto il cerchio, come sollevando nuvole, a volte chiare, a volte basse e scure. Quei sei cerchi erano legati tra loro senza spazio mediano. Il cerchio superiore inondava con la sua luce le altre sfere, mentre quello dell’aria acquosa impregnava tutti gli altri con la sua umidità.

La figura umana occupava il centro di quella ruota gigantesca. Il cranio era in alto e i piedi toccavano la sfera dell’aria densa, bianca e luminosa. Le dita delle due mani, la destra e la sinistra, erano tese in forma di croce in direzione della circonferenza, e così il braccio.
Al di sopra del capo della suddetta figura si fronteggiano i sette pianeti: tre nel cerchio del fuoco di luce, uno nella sfera del fuoco nero, tre nel cerchio di puro etere. Tutti i pianeti irraggiavano in direzione delle teste di animali e della figura dell’uomo (…)5. Il cerchio di fuoco luminoso inglobava sedici stelle principali, quattro tra le teste del leopardo e del leone, quattro tra quelle del lupo e del leone, quattro tra quelle del lupo e dell’orso, quattro tra quelle dell’orso e del leopardo.6

Otto di esse occupavano una posizione intermedia e si assistevano l’un l’altra: erano situate tre le teste e si inviavano l’un l’altra i loro raggi che colpivano lo strato di aria sottile. Le altre otto al lato delle altre teste di animali, colpivano con i loro raggi le nubi che estendevano davanti a loro. Nella parte destra dell’immagine due lingue, distinte l’una dall’altra, formavano come due ruscelli che si rovesciavano sulla ruota e sulla figura umana. Lo stesso accadeva sulla sinistra: come un ribollire di ruscelletti”.

Dan: Cosa rappresentano questi animali?

Ildegarda: Sono i venti. Questi venti “mantengono l’energia dell’universo intero e dell’uomo e danno ricetto alla totalità della creatura. Essi li proteggono dalla distruzione; quanto ai venti annessi, soffiano costantemente, benché dolcemente, come zefiri. Le energie terribilmente possenti dei venti principali non sono sollecitate. (…) Il vento del sud porta la canicola e provoca le grandi inondazioni, il vento del nord porta il lampo e il tuono, la grandine e il freddo”.

Dan: Così questo soffio a volte ci conforta, a volte ci frustra. L’universo si muove, ci sono forze che si oppongono, altre interagiscono, altre ancora si equilibrano, così come l’energia ignea viene temperata dal cerchio umido … Molto potente questa immagine. Sono le forze vitali del mondo, della nostra Terra …

Ildegarda: Questo spettacolo vale anche per te, “comprendi che questi fenomeni concernono ugualmente l’interno dell’anima”. (…) “L’anima è il principio vitale (viriditas) della carne, perché il corpo umano ad opera sua cresce e progredisce, come la terra dà frutti ad opera dell’umidità; l’anima è anche l’umidità del corpo, perché lo mantiene umido affinché non si inaridisca, come la pioggia imbeve la terra. Se l’umidità della pioggia discende in maniera tranquilla e ordinata, e non è eccessiva, fa germinare la terra; se invece scende in maniera disordinata la soffoca e ne distrugge i germi. Dall’anima procedono le forze che vivificano il corpo umano, come l’umidità viene dall’acqua, ed è per questo che l’anima prova piacere quando coopera col corpo … ed è essa che fa germinare le membra dell’uomo come l’umidità fa germinare la terra, perché è diffusa in tutto il corpo, come l’umidità in tutta la terra. E come la terra produce frutti utili e inutili, così l’uomo ha in sé il desiderio del cielo e il gusto del peccato”.7

Dan: E dunque noi donne e uomini, abbiamo una grande responsabilità per le scelte che operiamo ogni volta, nella nostra vita. Il principio vitale che tu chiami viriditas è in ogni essere senziente, nelle piante, nei sassi, negli animali che popolano questo mondo, ma anche nelle stelle, negli elementi fondamentali del divenire, sta nel fuoco, nell’acqua, nell’aria e nella terra! Tutto appare regolato e organizzato nelle tue visioni, tutto è carico di bellezza e amore che sfocia in questa musica armonica che, sempre, mentre hai le visioni, ascolti, le note dell’universo! E sta nei colori del bianco, del nero e del rosso: colori primari. Nel giallo, nel grigio, nell’azzurro, nell’oro, nell’argento e nel verde delle miniature che artisticamente hanno riprodotto le tue visioni.

Ildegarda: Sophia, la sapienza femminile di Dio, dice: “Io, infiammata vita del divino essere originario, scintillo sulla bellezza dei terreni dei campi, brillo nelle acque, ardo nel sole, nella luna, nelle stelle”. Il Vivo Splendore, la Luce Vivente crea a sua immagine … ed è bellezza, melodia, amore, forza vitale. La Viriditas anima il cosmo e la natura in ogni sua forma, espressione di fecondità e bene sia nella piccola infinitesima particella, sia nel cosmo. L’infinita armonia è a misura delle cose e degli esseri. Io ho composto il mondo per mezzo degli elementi, l’ho stabilizzato per mezzo dei venti, l’ho illuminato cingendolo di stelle, l’ho riempito con tutte le altre creature “e vi ha messo l’uomo, circondato e difeso ovunque dalla grande forza di tutte quante, affinché gli fossero di aiuto in ogni cosa e avessero parte nel suo operare, perché l’uomo senza le creature non può vivere né sussistere, come ti è manifesto in questa visione.”8



Bibliografia di riferimento:
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La guaritrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – febbraio 2011
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La sognatrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – maggio 2012
A cura di Marta Cristiani e Michela Pereira, traduzione di Michela Pereira – Ildegarda di Bigen, “il libro delle opere divine”, Mondadori, I meridiani, aprile 2014
Dumoulin Pierre, Ildegarda di Bigen – profeta e dottore per il terzo millennio, San Paolo, Torino 2013
Pernoud Régine, Storia e visioni di Sant’Ildegarda – L’enigmatica vita di un’umile monaca del Medioevo che divenne confidente di papi e imperatori, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996
A cura di Luisa Ghiringhelli, Ildegarda di Bigen – Come per lucido specchio – Libro dei meriti della vita, Mimesis, Milano, 1998
Terranova Annalisa, Ildegarda di Bingen: Mistica, visionaria, filosofa – Il cerchio, ottobre 2011
Allione Tsultrim, Donne di saggezza – una via femminile alla illuminazione, Ubaldini editore, Roma 1985
Vision – film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung, Gerald Alexander Held, Lena Stolze, Titolo originale Vision – Aus dem Leben der Hildegard von Bingen. Drammatico, durata 110 min. – Germania, Francia 2009.«continuaSunnyi Melles, Paula Kalenberg, Mareile Blendl, Vera Lippisch, Annemarie Düringer, Devid Striesow, Tristan Seith, Nicole Unger, Annika, Katinka Auberger, Matthias Brenner, Christoph Luser

http://comune-info.net/2015/12/ildegarda-la-sibilla-del-reno/


Articolo completo:

di Daniela Degan

“Io dunque, povera creatura priva di forze, per quanto indebolita dalle molte malattie, mi sono infine accinta a scrivere con mano tremante”
Ildegarda – Il libro delle opere divine

Ildegarda è nel suo giardino delle erbe, l’orto dei semplici, illuminato da una luce che mostra il respiro dell’aria. Nel silenzio del suo tempo, nello spazio del monastero, nella bellezza della Natura, si muove con passo leggero. È una donna completa. Il suo cuore, l’anima, il suo corpo non sono separati. In questo luogo, che esclude la mondanità chiassosa, lei può portare avanti le sue ricerche ispirate e originali. È una donna autorevole del Medioevo. I suoi contemporanei la chiamano Sibilla del Reno. Quasi una regina che incanta il mondo.

Se la sua figura è intatta ancora oggi è perché, secondo quanto ho potuto percepire di lei, ha saputo muoversi con sapienza umile, eleganza semplice, lungimiranza e attenzione nel mondo dell’epoca. Un mondo di uomini e di grandi lotte.

Ildegarda aspetta, è paziente, non è mai spregiudicata, tuttavia è una donna potente nel fare, nell’agire, nel formulare richieste, è una donna resistente e resiliente. Ha imparato a lottare nei tempi e modi giusti, conoscendo bene il potere maschile del tempo, proteggendo le sue idee e il suo convento con una grande forza che le viene da dentro. Lei è radicata nella sua luminosa spiritualità.

È giunto per me il tempo di incontrarla; in punta di piedi, con molta umiltà, mi ritrovo nello stesso giardino dietro le mura del convento a Rupertsberg (la montagna di san Ruperto). Tutto fiorisce e la Natura si risveglia come una giovane donna, come sempre, come il ciclo a spirale della Vita.

Le sue visioni avvengono ad occhi aperti. Io sono una sognatrice, mi sento confusa, come possono incontrarsi queste due realtà? … c’è sempre una soglia, tuttavia. La oltrepasso e sono lì nel suo giardino.

Dan: Buon giorno di sole, Magistra, Sibilla del Reno, Madre …. che la pace e l’amore siano con te!

Ildegarda, parlando tra sé, come in preghiera: Utautem quod solis … Il segno del Sole, come emanando da sé alcuni raggi, con uno raggiunge il segno della testa di leopardo … la testa del leone … del lupo, ma non la testa dell’orso …. Che l’armonia e lo Spirito Santo siano con te sorella! … Ma da dove vieni? Non ti ho sentita arrivare … forse ero assorta? Riflettevo sulle parole usate per descrivere la seconda visione del Libro delle opere divine …

Dan: Sono una donna, una sorella, una libera ricercatrice della storia femminile, che ha attraversato la soglia che collega il mio mondo al tuo mondo, per parlare con te. Tu sei splendente anche nel mio mondo. Nel 2012 dopo l’era comune, sei stata finalmente nominata Dottore della chiesa, ma per una parte di noi donne sei un punto di riferimento, studiata e onorata per le tue molteplici doti eccezionali, da alcune sei venerata come una santa ancora adesso, sei ri-conosciuta profetessa, medichessa, naturalista e molto altro, scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, filosofa, poetessa, consigliera politica e compositrice … c’è da perdersi! Ma le tue parole scritte e brillanti come stelle emanano realtà di amore e ci guidano nel nostro compito sia individuale, sia collettivo di guardiane della Terra e di tutti gli elementi sacri della vita, in quanto noi stesse datrici di vita. Come scrivi nello Scivias: “è perché Dio fu generato da una donna che la donna è la creatura benedetta tra tutte”. Desidero farti molte domande …. Ma non so da dove cominciare. Tutto ciò che ho letto di te e su di te mi si affastella nella testa, mi confonde … ma spero che presto il mio cuore possa farsi strada e trovare parole leali che si fanno ascoltare …. Ho aspettato molto, non sono sicura di questo compito: cerco il ponte arcobaleno che mi fa giungere a te …. Vestita di quello spirito leggero che risiede nell’anima e che intona la tua musica!

Ildegarda: “Alla donna non è dato di occupare il mondo con le parole”: questo mi ha detto l’Abate Cunone di Disibodenberg, quando lo misi a conoscenza del fatto che insieme a Volmar, mio maestro spirituale, amico e segretario e alla mia amata consorella Riccarda di Stade, stavo scrivendo lo Scivias. Le visioni sono mie compagne fin da piccolissima, quando ancora vivevo nella casa della mia famiglia nell’ Assia Renana. Nel mio quinto anno di vita vidi una luce così grande che la mia anima ne fu scossa, però, per la mia tenera età, non potei parlarne, lo raccontai a Jutta e a Volmar successivamente, quando all’età di otto anni venni condotta da mia madre presso il convento: ero la decima figlia e come consuetudine di quel tempo, venivo offerta alla vita spirituale.

Le mie visioni coincidono spesso con momenti di grande sofferenza fisica e psichica, non vado in trance e non sono momenti di estasi. Non perdo il controllo e mantengo sempre il contatto con la realtà, sono consapevole, nonostante la sofferenza. Vedo in modo diretto, tuttavia profondo, intuisco e colgo nessi e relazioni. Intuisco il vero? Forse immagino possibilità e come altre sibille, che ti sono note, posso, nella sequenza, annunciare eventi. Fin dall’infanzia, quando ancora i miei nervi, le ossa e le vene non avevano raggiunto la pienezza della forza, e sino al tempo presente, ho sempre avuto nell’anima queste visioni, ed oggi ho più di settantadue anni; in queste visioni la mia anima, secondo il volere di Dio, ascende fino agli estremi del firmamento e segue le correnti dei diversi venti, e raggiunge genti diverse, anche lontane e sconosciute. E poiché nell’anima vedo tutte le cose in questo modo, nella mia visione soffro la mutevolezza delle nubi e degli altri elementi del creato. Queste cose non le percepisco con le orecchie esteriori, né le penso segretamente fra di me, né le apprendo mediante l’uso congiunto dei cinque sensi; posso dire soltanto che le vedo nell’anima, e che i miei occhi esteriori sono aperti, cosicché mai in esse ho subito il mancamento dell’estasi; io le vedo di giorno e di notte, ma sempre da sveglia. E sempre sono oppressa dalle infermità, e spesso soffro di così gravi dolori, che mi pare che minaccino di uccidermi; ma fino ad oggi Dio mi ha guarita.



Dan: le tue visioni non si verificano quindi in uno stato alterato di coscienza, né sono sogni. Ho visto una bellissima immagine di te in cui dalla tua testa escono fiamme di luce mentre sei intenta nella visione e scrivi. Cosa è per te quella luce che hai disegnato?

Ildegarda: La luminosità che vedo non è racchiusa in un luogo, ma risplende più della nube che sta davanti al sole; non so distinguere in essa altezza, lunghezza e larghezza; ed essa per me ha nome ‘Ombra del Vivo Splendore’. E come il sole, la luna e le stelle appaiono riflessi nell’acqua, così le scritture, i discorsi, le virtù e le opere degli uomini risplendono per me in essa.

Tutto quello che vedo e apprendo nelle visioni lo conservo nella memoria per lungo tempo, cosicché ricordo quello che un tempo vidi; e vedo, ascolto e apprendo nello stesso istante, e quasi istantaneamente comprendo ciò che ho appreso; ma quello che non vedo non lo conosco, perché sono ignorante ed ho imparato a malapena a leggere. Le cose che scrivo delle visioni sono ciò che ho visto e udito; e non aggiungo altre parole oltre a quelle che sento e che riferisco in un latino imperfetto, come le ho udite nella visione; poiché nelle mie visioni non mi si insegna a scrivere come scrivono i filosofi: le parole udite nella visione non sono come quelle che risuonano sulla bocca degli esseri umani, ma come fiamma che abbaglia o come una nube che vaga nella sfera dell’aria più pura.

Di questa luminosità non posso conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole. Talvolta – ma non accade di frequente – vedo all’interno di questa luminosità un’altra luce, che chiamo ‘Luce Vivente’. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontanano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia1.

Dan: Magistra Ildegarda, dobbiamo esultare noi donne, perché le tue parole sono giunte a noi, visto che noti uomini autorevoli della tua Chiesa ti hanno autorizzato, nonostante l’iniziale diniego del tuo abate, a scrivere ciò che vedevi nelle tue visioni. Le tue parole sono cariche di significati nuovi e profondi, il tuo sguardo benevolo e amorevole nei confronti delle tue figlie ci mostra la chiarezza perfetta di quello che tu chiami la Sapienza Divina che trasmette amore e ha disegnato il creato. Ho notato che le tue visioni spesso rappresentano donne: una delle prime è Sophia ma forse mi confondo, vedo ciò che io voglio vedere. Tu volevi intendere il principio di tutte le cose? Sai, anche per noi donne del nostro tempo questa figura, antica dea, rappresenta il sacro femminino della saggezza che viene dal cuore. È una immagine femminile?

Ildegarda: Rammento … così l’ho descritta. È la prima visione: “E vidi come nel centro del cielo australe, una bella e mirabile immagine quasi in forma di creatura umana, il cui volto era di tanta bellezza e chiarore, che avrei potuto fissare la luce del sole più facilmente di essa; un largo cerchio del colore dell’oro ne circondava la testa. Nello stesso cerchio sopra la testa apparve un altro volto, come di un vecchio (…). L’immagine era rivestita di una tunica sfolgorante come il sole e nelle mani teneva un agnello splendente come la luce del giorno.
Questa immagine diceva: “Io sono la suprema infuocata energia che ha acceso tutte le scintille viventi e non ho emesso con il mio soffio nulla che sia mortale, ma distinguo queste cose giudicandole come sono; disponendomi intorno al circolo e volando attorno ad esso con le mie ali superiori, cioè con la Sapienza”.

Questa energia dice: “Io l’ho ordinato rettamente. Il mondo che vedo è un cosmo vivente, un uovo, simbolo e sintesi vitale della nascita. È opera meravigliosa del soffio vitale dello Spirito creatore e tutti gli esseri, ai vari livelli, come in una armonia celeste e musicale, producono le trasformazioni della vita stessa, in modo inarrestabile”.2

Dan: L’uovo è una antica rappresentazione simbolica fin dal Neolitico, attinente alla rigenerazione modellata nella continua ri-creazione del mondo. E l’armonia celeste, di cui tu parli, mi fa pensare ad un mito di creazione cosmologica di paesi lontani rispetto ai nostri: il mito di Mago. 3 Ma ti dico brevemente di un altro mito d’Oriente: “All’origine questo mondo altro non era che Non-essere. Poi esistette, si sviluppò. Divenne un uovo. Attese per un anno. Si aprì. Metà del guscio divenne d’argento, l’altra metà divenne oro. Ciò che era d’argento è questa terra. Ciò che era d’oro è il cielo. La membrana esterna diventò le montagne. La membrana interna formò le nuvole e la nebbia. Le vene sono i fiumi. Il liquido è l’oceano”.4

Vedi, quello che dici mi risuona dentro e mi fa vedere tante altre connessioni possibili tra le molte verità. Continua saggia sorella, Magistra. Dimmi delle meraviglie del Cosmo così come è stato creato, secondo il tuo pensiero luminoso e le tue visioni originali. Potenti quadri poetici che esprimono l’apertura di nuove strade di un sapere incommensurabile per il tuo tempo, ma anche per il nostro.

Ildegarda: “In mezzo al petto della figura che avevo contemplato in seno agli spazi aerei del mezzogiorno, ecco che apparve una ruota di aspetto meraviglioso. Essa conteneva dei segni che l’avvicinavano a quella visione a forma di uovo che avevo avuto or sono ventotto anni, e che avevo descritto nel mio libro Scivias. Sotto la curva del guscio e nella parte superiore appariva un cerchio di fuoco chiaro che dominava un altro di fuoco scuro. Questi due cerchi erano uniti come se ne formassero uno solo. Sotto il nero ne appariva uno che sembrava puro etere, spesso quanto i due primi insieme. Veniva poi un cerchio che era come aria carica di umidità, spesso come quello di fuoco luminoso. Sotto quel cerchio di aria umida ne appariva uno di aria bianca, densa, la cui durezza ricordava quella di un tendine umano, ed era dello stesso spessore di quello di fuoco nero. Quei due cerchi erano ugualmente legati tra loro come se non ne formassero che uno. Infine, sotto quell’aria bianca e ferma si mostrava un secondo strato aereo, tenue, esso, che sembrava stendersi su tutto il cerchio, come sollevando nuvole, a volte chiare, a volte basse e scure. Quei sei cerchi erano legati tra loro senza spazio mediano. Il cerchio superiore inondava con la sua luce le altre sfere, mentre quello dell’aria acquosa impregnava tutti gli altri con la sua umidità.

La figura umana occupava il centro di quella ruota gigantesca. Il cranio era in alto e i piedi toccavano la sfera dell’aria densa, bianca e luminosa. Le dita delle due mani, la destra e la sinistra, erano tese in forma di croce in direzione della circonferenza, e così il braccio.
Al di sopra del capo della suddetta figura si fronteggiano i sette pianeti: tre nel cerchio del fuoco di luce, uno nella sfera del fuoco nero, tre nel cerchio di puro etere. Tutti i pianeti irraggiavano in direzione delle teste di animali e della figura dell’uomo (…)5. Il cerchio di fuoco luminoso inglobava sedici stelle principali, quattro tra le teste del leopardo e del leone, quattro tra quelle del lupo e del leone, quattro tra quelle del lupo e dell’orso, quattro tra quelle dell’orso e del leopardo.6

Otto di esse occupavano una posizione intermedia e si assistevano l’un l’altra: erano situate tre le teste e si inviavano l’un l’altra i loro raggi che colpivano lo strato di aria sottile. Le altre otto al lato delle altre teste di animali, colpivano con i loro raggi le nubi che estendevano davanti a loro. Nella parte destra dell’immagine due lingue, distinte l’una dall’altra, formavano come due ruscelli che si rovesciavano sulla ruota e sulla figura umana. Lo stesso accadeva sulla sinistra: come un ribollire di ruscelletti”.

Dan: Cosa rappresentano questi animali?

Ildegarda: Sono i venti. Questi venti “mantengono l’energia dell’universo intero e dell’uomo e danno ricetto alla totalità della creatura. Essi li proteggono dalla distruzione; quanto ai venti annessi, soffiano costantemente, benché dolcemente, come zefiri. Le energie terribilmente possenti dei venti principali non sono sollecitate. (…) Il vento del sud porta la canicola e provoca le grandi inondazioni, il vento del nord porta il lampo e il tuono, la grandine e il freddo”.

Dan: Così questo soffio a volte ci conforta, a volte ci frustra. L’universo si muove, ci sono forze che si oppongono, altre interagiscono, altre ancora si equilibrano, così come l’energia ignea viene temperata dal cerchio umido … Molto potente questa immagine. Sono le forze vitali del mondo, della nostra Terra …

Ildegarda: Questo spettacolo vale anche per te, “comprendi che questi fenomeni concernono ugualmente l’interno dell’anima”. (…) “L’anima è il principio vitale (viriditas) della carne, perché il corpo umano ad opera sua cresce e progredisce, come la terra dà frutti ad opera dell’umidità; l’anima è anche l’umidità del corpo, perché lo mantiene umido affinché non si inaridisca, come la pioggia imbeve la terra. Se l’umidità della pioggia discende in maniera tranquilla e ordinata, e non è eccessiva, fa germinare la terra; se invece scende in maniera disordinata la soffoca e ne distrugge i germi. Dall’anima procedono le forze che vivificano il corpo umano, come l’umidità viene dall’acqua, ed è per questo che l’anima prova piacere quando coopera col corpo … ed è essa che fa germinare le membra dell’uomo come l’umidità fa germinare la terra, perché è diffusa in tutto il corpo, come l’umidità in tutta la terra. E come la terra produce frutti utili e inutili, così l’uomo ha in sé il desiderio del cielo e il gusto del peccato”.7

Dan: E dunque noi donne e uomini, abbiamo una grande responsabilità per le scelte che operiamo ogni volta, nella nostra vita. Il principio vitale che tu chiami viriditas è in ogni essere senziente, nelle piante, nei sassi, negli animali che popolano questo mondo, ma anche nelle stelle, negli elementi fondamentali del divenire, sta nel fuoco, nell’acqua, nell’aria e nella terra! Tutto appare regolato e organizzato nelle tue visioni, tutto è carico di bellezza e amore che sfocia in questa musica armonica che, sempre, mentre hai le visioni, ascolti, le note dell’universo! E sta nei colori del bianco, del nero e del rosso: colori primari. Nel giallo, nel grigio, nell’azzurro, nell’oro, nell’argento e nel verde delle miniature che artisticamente hanno riprodotto le tue visioni.

Ildegarda: Sophia, la sapienza femminile di Dio, dice: “Io, infiammata vita del divino essere originario, scintillo sulla bellezza dei terreni dei campi, brillo nelle acque, ardo nel sole, nella luna, nelle stelle”. Il Vivo Splendore, la Luce Vivente crea a sua immagine … ed è bellezza, melodia, amore, forza vitale. La Viriditas anima il cosmo e la natura in ogni sua forma, espressione di fecondità e bene sia nella piccola infinitesima particella, sia nel cosmo. L’infinita armonia è a misura delle cose e degli esseri. Io ho composto il mondo per mezzo degli elementi, l’ho stabilizzato per mezzo dei venti, l’ho illuminato cingendolo di stelle, l’ho riempito con tutte le altre creature “e vi ha messo l’uomo, circondato e difeso ovunque dalla grande forza di tutte quante, affinché gli fossero di aiuto in ogni cosa e avessero parte nel suo operare, perché l’uomo senza le creature non può vivere né sussistere, come ti è manifesto in questa visione.”8



Dan: Mi sento guardiana della Terra e del vivente …. Grazie!

Dan: c’è un’altra immagine di donna, successiva alla visione della Sapienza: rappresenta la chiesa del tuo periodo quest’altra visione?

Ildegarda: «Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: ‘Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!’ E proseguì: ‘Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa. Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti.

Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità’. E sentii una voce dal cielo che diceva: ‘Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura (Mc. 16,15)”.9

Dan: Fragile e priva di forze …. Così ti definisci. Non mi sembra! Hai rivolto parole di fuoco, sia scritte, sia parlate, ai potenti della terra, penso a Federico Barbarossa, ai prelati, ai vescovi, tutti ti hanno ascoltato. Possiamo imparare molto da te.

Tu dici di essere un vaso di terracotta e Volmar continua sostenendo che “ciò che ci permette di usarlo è il vuoto al suo interno”. Ora quando ho letto questo mi è venuto in mente un concetto che ho appreso da una pratica spirituale, grazie all’insegnamento di due donne di saggezza della nostra epoca, che mi piace definire la nuova era, Tsultrim Allione e Vicki Noble. Sono dell’idea che solo se c’è vuoto è possibile dare spazio all’energia che costruisce, modella e crea. Grazie a questa possibilità è attivato il meccanismo della trasformazione e quindi il passaggio dalla nevrosi alla saggezza. Magistra, tu ne parli nel Libro dei meriti di Vita o meglio io l’ho inteso così attraverso il lavoro spirituale e di meditazione del mandala delle cinque Dakini. Tu parli della lotta tra i vizi e le virtù, ma io lo percepisco come trasformazione. Per esempio la tua Ira è simile alla Rabbia: una passione volgare, la rabbia appunto. La sua trasformazione è la Saggezza e la chiarezza perfetta, adamantina, che richiede la rimozione del veleno dal sangue e dalla linfa vitale. Tu la chiami Pazienza …

Ildegarda: Sì, le parole dell’ira sono chiare: “Io opprimo ed abbatto tutto ciò che mi reca offesa. Perché sopportare un’offesa? Ciò che ciascuno vuole che io non gli faccia, neppure lo faccia a me. Io ferisco di spada e colpisco con il bastone, se qualcuno mi ha recato offesa”. Seguitando risponde la Pazienza parlando dalla nube tempestosa: “Io ho risuonato nell’alto dei cieli e ho raggiunto la terra, e dalla terra ho trasudato come un balsamo. Tu invece sei ingannatrice e bevi sangue. Io sono aria soave di ogni viridità, che produce fiori e frutti di tutte le virtù e li fa crescere stabilmente nei cuori degli uomini: e così tutto ciò che inizio porto a termine, persevero, nessuno opprimo, ma ho tutto in tranquillità. E nessuno mi condanna. Ma se tu erigi una torre, con una sola parola io la distruggo e ne disperdo tutte le macerie. Così tu perirai. Io invece rimarrò in eterno”.

Dan: (…) “Bandisci la rabbia dal mio cuore e poni al suo posto la compassione. Concedimi il dono della saggezza simile a uno specchio. Rimuovi il veleno dal sangue e dalla linfa, e versa i contenuti del tuo prezioso vaso nella sommità della mia testa e giù dentro il mio cuore affinché possa guarire. Costruisci una colonna indistruttibile al centro del mio essere, e poni un sigillo con il tuo Diamante di Verità adamantino. Ristabilisci in me il tuo elemento, rendimi completa”. 10

Si tratta di un lavoro trasformativo di alta valenza spirituale individuale, ma possibile anche in una dimensione collettiva di cerchio. Questo è il lavoro che molte donne dei miei tempi stanno proponendo, dove la grazia, la bellezza, l’empatia con tutte le creature della Terra e dell’Aria fanno muovere questa dimensione di energia e di consapevolezza per l’armonia e l’equilibrio del Cosmo. Si lavora sulla guarigione personale e quindi anche cosmica. È la tua idea del micro e del macro, quel legame che ci lega alla sapienza del ciclo vitale, la tua viriditas … ma forse un solo incontro con te non basta. Abbiamo appena cominciato la nostra conoscenza …. E molti sono ancora gli argomenti da trattare nei quali sei stata protagonista. Penso alle tue capacità di curatrice, erborista, guaritrice. Ho tante domande ancora per te, nobile Badessa, Madre e Magistra. Forse potresti venire con me? Hai fatto tanti viaggi nella tua vita, a volte molto pericolosi … ho un sogno, una idea che da tempo mi gira nella testa. Devo incontrare un’altra guaritrice, Trotula de Ruggiero, vive in Italia, a Salerno. Vuoi venire con me? È un viaggio nel tempo, ma Cronos ci è amico nel tempo del sogno e della scrittura.

Ildegarda: Chi sei tu? Come Mercurio hai forse le ali ai piedi? Verrò con te … ho ancora del tempo?

Dan: Si, hai tempo. Secondo Namkhai Norbu Rinpoche, fondatore della tradizione Dzog Chen, la manifestazione del corpo di luce, o corpo arcobaleno, sarà raggiunta soprattutto dalle donne. Il corpo arcobaleno si manifesta al momento della morte: il corpo materiale sparisce del tutto e dall’essenza degli elementi si manifesta un corpo di luce. Il fondatore di questa disciplina-pratica sostiene che le donne possiedono affinità naturali con l’energia e la visione e che queste pratiche sono direttamente in connessione con le energie e con la visione, piuttosto che connesse alla logica e allo studio intellettuale. “In queste pratiche è fondamentale pertanto avere un rapporto positivo con il principio femminile: diversamente lo sviluppo della pratica sarebbe bloccato”.11

Ora tu dolce Sibilla del Reno, non lo sai, ma al momento della tua morte, e formulo una facile profezia io stessa per te, che avverrà veramente in là nei tuoi anni, questo si verificherà …. Due arcobaleni luminosissimi appariranno nel firmamento e si allargheranno fino a ricoprire tutta la terra, uno da nord a sud, l’altro da est ad ovest. Dal punto più alto dove i due archi si incontreranno, eromperà una luce chiara, grande come la luna che irraggerà scacciando dalla tua cella la tenebra della notte. 12

Bibliografia di riferimento:
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La guaritrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – febbraio 2011
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La sognatrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – maggio 2012
A cura di Marta Cristiani e Michela Pereira, traduzione di Michela Pereira – Ildegarda di Bigen, “il libro delle opere divine”, Mondadori, I meridiani, aprile 2014
Dumoulin Pierre, Ildegarda di Bigen – profeta e dottore per il terzo millennio, San Paolo, Torino 2013
Pernoud Régine, Storia e visioni di Sant’Ildegarda – L’enigmatica vita di un’umile monaca del Medioevo che divenne confidente di papi e imperatori, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996
A cura di Luisa Ghiringhelli, Ildegarda di Bigen – Come per lucido specchio – Libro dei meriti della vita, Mimesis, Milano, 1998
Terranova Annalisa, Ildegarda di Bingen: Mistica, visionaria, filosofa – Il cerchio, ottobre 2011
Allione Tsultrim, Donne di saggezza – una via femminile alla illuminazione, Ubaldini editore, Roma 1985
Vision – film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung, Gerald Alexander Held, Lena Stolze, Titolo originale Vision – Aus dem Leben der Hildegard von Bingen. Drammatico, durata 110 min. – Germania, Francia 2009.«continuaSunnyi Melles, Paula Kalenberg, Mareile Blendl, Vera Lippisch, Annemarie Düringer, Devid Striesow, Tristan Seith, Nicole Unger, Annika, Katinka Auberger, Matthias Brenner, Christoph Luser

http://comune-info.net/2015/12/ildegarda-la-sibilla-del-reno/