giovedì 22 giugno 2017

Le proprietà energetiche femminili e maschili delle piante di potere degli sciamani toltechi e gli Alleati.



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Considerazioni tratte dal libro di Castaneda "Gli Insegnamenti di Don Juan" sulle proprietà energetiche femminili e maschili delle piante in relazione alle entià ad esse connesse.

Secondo gli insegnamenti di don Juan c'erano due alleati. Il primo era contenuto nelle piante di Datura. Don Juan chiamava tale alleato con uno dei nomi spagnoli della pianta, yerba del diablo (erba del diavolo). Secondo lui l'alleato era contenuto in qualsiasi specie di pianta di Datura.
Tuttavia ciascuno stregone doveva coltivare un certo numero di piante ,di una sola specie che egli dichiarava sue, non solo nel senso che le piante erano sua proprietà privata, ma nel senso che erano personalmente identificate con lui.
Le piante di don Juan appartenevano alla specie inoxia: sembrava tuttavia che non ci fosse nessuna correlazione tra quel fatto e le differenze che possono essere esistite tra le due specie di Datura a lui accessibili. Il secondo alleato era contenuto in un fungo che io identificai come appartenente al genere Psilocybe; forse era la Psilocybe mexicana, ma la classificazione è stata fatta solo in via sperimentale perché non sono riuscito, a procurarmi un campione per l'analisi di laboratorio.
Don Juan chiamava questo alleato humito (piccolo fumo), suggerendo che l'alleato fosse analogo al fumo o alla mistura da fumo che preparava con il fungo. Il fumo era considerato il vero e proprio contenitore dell'alleato, tuttavia don Juan chiarì che il potere era associato con una sola specie di Psilocybe; quindi ci voleva una cura speciale al momento della raccolta per non confonderlo con una qualsiasi di una dozzina di altre specie dello stesso genere che crescevano nella stessa zona.
Un alleato in quanto concetto dotato di significato includeva leseguenti idee con le loro rispettive ramificazioni:1) un alleato non ha forma; 2) un alleato è percepito come una qualità;3) un alleato può essere domato; e 4) un alleato ha una regola.

Un alleato non ha forma

Si credeva che un alleato fosse un'entità esistente al di fuori eindipendente da se stessi, tuttavia pur essendo un'entità separata era ritenuto privo di forma. Ho stabilito 'assenza di forma' come una condizione che è l'opposto di 'avere una forma definita', una distinzione tracciata in vista del fatto che esistevano altri poteri simili a un alleato che avevano una forma percepibile definitamente.
La condizione di assenza diforma di un alleato significava che esso non possedeva una forma distinta, o vagamente definita, o anche riconoscibile; e talecondizione implicava che un alleato non era visibile in nessun momento.

Un alleato è percepito come una qualità

Una conseguenza dell'assenza di forma di un alleato era un'altracondizione espressa nell'idea che un alleato era percepito solo come una qualità dei sensi; vale a dire, dal momento che un alleato era privo di forma, ci si accorgeva della sua presenza solo per via dei suoi effetti sullo stregone.
Don Juan classificava alcuni di tali effetti come dotati di qualità antropomorfiche.
Descriveva un alleato come avente il carattere di un essere umano, implicando così che un singolo stregone aveva la possibilità di scegliere l'alleato più confacente mettendo a confronto il proprio carattere con le supposte caratteristiche antropomorfiche dell'alleato.
I due alleati coinvolti negli insegnamenti erano pr esentati da don Juan come aventi una serie di qualità antitetiche.Don Juan classificava l'alleato contenuto nella Datura inoxia come dotato di due qualità: era femminile, ed era dispensatore di potere superfluo.
Pensava che queste due qualità fossero quanto mai indesiderabili. Le sue asserzioni sull'argomento erano definite, ma nello stesso tempo indicava che il suo giudizio valutativo sulla questione era una scelta puramente personale.

La caratteristica più importante di questo alleato era senza dubbio quella che don Juan definiva la sua natura femminile. Il fatto che fossedescritta come femminile non significava, tuttavia che l'alleato fosse un potere femminile. Sembrava che l'analogia della donna potesse esser stata solo una metafora usata da don Juan per descrivere quelli che riteneva essere gli spiacevoli effetti dell'alleato. Inoltre, il nome spagnolo della pianta,yerba,per via del suo genere femminile, poteva aver anche aiutato a creare l'analogia femminile. In ogni caso, la per sonificazione di questo alleato come un potere femminile attribuiva a esso le seguenti qualità antropomorfiche: 1) è possessivo; 2) è violento; 3) è imprevedibile; e 4) ha effetti deleteri.
Don Juan credeva che questo alleato avesse la capacità di rendere schiavi gli uomini che ne diventavano i seguaci; spiegava tale capacità come la qualità di essere possessivo, che egli metteva in correlazione con il carattere di una donna. L'alleato prendeva possesso dei suoi seguaci donando loro il potere, creando un senso di dipende nza e dando loro forza fisica e benessere.

Questo alleato era inoltre ritenuto violento. La sua violenza femminile veniva espressa nel suo costringere i seguaci a impegnarsi in atti distruttivi di forza bruta. E questa specifica caratteristica lo rendeva più adatto a uomini di natura feroce che volevano trovare nella violenza la chiave del potere personale. Un'altra caratteristica femminile era l’imprevedibilità. Per don Juan questo significava che gli effetti dell'alleato non erano mai coerenti; si intendeva, piuttosto, che gli effetti cambiassero capricciosamente, e che non esistesse alcun modo individuabile per prevederli. All'incoerenza dell'alleato si doveva contrapporre la cura meticolosa e drammatica da parte dello stregone per ogni dettaglio nella manie ra di trattarlo. Qualsiasi svolta sfavorevole che non potesse essere spiegata

come risultato di un errore o di un procedimento errato era spiegata come dovuta all'imprevedibilità femminile dell'alleato.Si riteneva che questo alleato, per via della sua possessività, della sua violenza e della sua imprevedibilità, avesse effetti totalmente deleteri sul carattere dei suoi seguaci. Don Juan credeva che l'alleato si sforzasse ostinatamente di trasmettere le sue caratteristiche femminili, e che il suo sforzo di farlo avesse effettivamente successo. Accanto alla sua natura femminile, tuttavia, questo alleato aveva un altro aspetto che era percepito anche come una qualità: era un dispensatore di potere superfluo. Don Juan fu molto enfatico su questo punto, e fece osservare che come dispensatore di potere l'alleato era insuperabile.Si pretendeva che fornisse ai suoi seguaci forza fisica, un senso di audacia, e il valore per compiere azioni straordinarie. Secondo il giudizio di don Juan, tuttavia, un potere così esorbitante era superfluo; affermava che,almeno per lui, non ce n'era più bisogno. Ciò nonostante, lo presentava come un forte incentivo per un eventuale futuro uomo di conoscenza, purché quest'ultimo fosse incline per natura a cercare il potere.Il punto di vista personale di don Juan era che l'alleato contenuto nella Psilocybe mexicana,d'altra parte, avesse le caratteristiche più adeguate e di maggior valore: 1) è maschile, e 2) è un dispensatore di estasi.

Don Juan descriveva questo alleato come l'antitesidi quello contenutonelle piante di Datura.
Lo considerava maschile, virile. La sua condizione di mascolinità sembrava analoga alla condizione femminile dell'altro alleato; vale a dire, non era un potere di genere maschile, ma don Juan classificava i suoi effetti in termini di quello che considerava un comportamento virile.
Anche in questo caso il gener e maschile della parola spagnola humito può aver suggerito l'analogia con un potere maschile.
Le qualità antropomorfiche di questo alleato che don Juan giudicava convenienti per un uomo erano le seguenti: 1) è imparziale; 2) è mite; 3) èprevedibile; e 4) ha effetti benefici. L'idea che don Juan aveva della natura imparziale dell'alleato era espressa nella convinzione che questo fosse onesto,che in effetti non esigesse mai azioni stravaganti dai suoi seguaci. Non rendeva mai suoi schiavi gli uomini, concedendo loro un potere facil e; al contrario, Humito era duro, ma giusto, con i suoi seguaci. Il fatto che l'alleato non provocasse un comportamento manifestamente violento lo rendeva mite. Si supponeva che inducesse una sensazione di incorporeità, e quindi don Juan lo presentava come calmo,mite, dispensatore di pace.Inoltre era prevedibile.

Don Juan descriveva come costanti i suoi effetti su tutti i suoi singoli seguaci e nelle successive esperienze di qualsiasi singolo uomo; in altre parole, i suoi effetti non variavano,oppure, se lo facevano, erano così simili da venire considerati gli stessi.
Si riteneva che come conseguenza dell'essere imparziale, mite, e prevedibile, questo alleato avesse anche un'altra caratteristica virile: un effetto benefico sul carattere dei suoi seguaci.
Si supponeva che la qualità virile di Humito creasse in essi una rarissima condizione dì stabilità emotiva.
Don Juan credeva che sotto la guida dell'alleato l'uomo temperava il proprio cuore e acquistava un equilibrio.Si credeva che un corollario di tutte le caratteris tiche virili dell'alleato fosse una capacità di dispensare estasi. Anche questo altro aspetto della sua natura era concepito come una qualità.
A Humito veniva attribuita la facoltà di privare del corpo i suoi seguaci, permettendo loro in tal modo di eseguire forme specializzate di attività, che appartenevano a uno stato di incorporeità. E don Juan affermava che tali forme specializzate conducevano inevitabilmente a una condizione di estasi. L'alleato contenuto nella Psilocybe veniva detto ideale per gli uomini che per natura erano proclivi a cercare la contemplazione.

Un alleato può essere domato

L'idea che un alleato possa essere domato implicava che in quanto potere esso ha la potenzialità di essere usato. Don Juan spiegava questo fatto come una innata capacità dell'alleato di essere uti lizzabile; si riteneva che uno stregone una volta domato un alleato acquistass e il comando dei suoi poteri specializzati, il che significava che li poteva manipolare a suo proprio vantaggio. Alla capacità che l'alleato aveva di essere domato veniva contrapposta l'incapacità degli altri poteri, che erano simili a unalleato tranne che per il fatto che non tolleravanodi essere manipolati.
La manipolazione di un alleato aveva due aspetti: 1) un alleato è un veicolo; 2) un alleato è un aiutante. Un alleato è un veicolo nel senso che serve a trasportare uno stregone nel regno della realtà non ordinaria. Per quanto riguardava la mia conoscenza personale, gli alleati servivano entrambi come veicoli, sebbene tale funzione avesse differenti implicazioni per ci ascuno di essi.

Nell'insieme, le qualità indesiderabili dell'alleat o contenuto nella Datura inoxia,specialmente la sua qualità dell'imprevedibilità, lo trasformavano in un veicolo pericoloso, sul quale non si poteva fare affidamento. Il rituale era la sola protezione possibile contro la sua incoerenza, ma non era mai sufficiente ad assicurare la stabilità dell'alleato;uno stregone che usava questo alleato come un veico lo doveva aspettare dei presagi favorevoli prima di procedere.

D'altra parte si riteneva che l'alleato contenuto nella Psilocybe mexicana fosse un veicolo costante e prevedibile in quanto risultato di tutte le sue preziose qualità. Come conseguenza del la sua prevedibilità,uno stregone che usava questo alleato non aveva bisogno di impegnarsi in nessun tipo di rituale preparatorio.

L'altro aspetto della manipolabilità di un alleato era espresso nell'idea che un alleato era un aiutante. Essere un aiutante significava che un alleato, dopo essere servito come veicolo, era usabile ancora come un aiuto o una guida per assistere lo stregone nel rag giungere qualsiasi fine avesse in mente andando nel regno della realtà non ordinaria.

Nella loro funzione di assistenti, i due alleati avevano proprietà differenti e uniche. La complessità e l'applicabilità di queste proprietà aumentava a mano a mano che si avanzava lungo la strada dell'apprendimento. Tuttavia, in termini generali, l'alleato contenuto nella Datura inoxia era ritenuto un aiutante straordinario, e questa capacità era ritenuta un corollario della sua facilità di dare potere superfluo. L'alleato contenuto nella Psilocybe mexicana,tuttavia, era considerato un alleato ancora più straordinario. Don Juan lo riteneva senz a confronti nella sua funzione di aiutante, che lui considerava come un'estensione delle sue preziosissime qualità

Tratto da Carlos Castaneda - Gli Insegnamanti di Don Juan.



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lunedì 19 giugno 2017

I Fratelli dell'Oscurità e i Fratelli della Luce - Le Tavole di Smeraldo di Thot L'Atlantideo



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Ascolta, oh uomo, la saggezza della magia.
Ascolta la conoscenza dei poteri dimenticati.
Tanto, tanto tempo fa, nei giorni del primo uomo, cominciò la guerra tra l’oscurità e la Luce.
Gli uomini, allora come adesso, erano pieni di oscurità e di Luce; e mentre in qualcuno l’oscurità aveva il predominio, in altri la Luce riempiva l’anima.
Sì, annosa è questa guerra, l’eterna lotta tra l’oscurità e la Luce. Ardentemente è combattuta nei secoli, usando strani poteri nascosti nell’uomo.
In un luogo gli adepti sono stati colmati con la malvagità, lottando sempre contro la Luce; ma altrove ce ne sono altri che, pieni di splendore, hanno sempre sottomesso l’oscurità della notte.
In qualsiasi luogo possiate essere, in tutte le epoche ed i piani, certamente conoscerete la battaglia con la notte.
Tanti secoli fa i Soli del Mattino, discendendo, trovarono il mondo colmo con la notte.
Là, in quel tempo passato, cominciò la battaglia, l’annosa lotta tra l’oscurità e la Luce.
Molti, in quei tempi, erano così pieni d’oscurità che solo fievolmente ardeva la Luce
dalla notte.
Alcuni di loro erano maestri delle tenebre, e cercavano di coprire tutto con la loro oscurità: tentavano di attirare gli altri nella loro notte.
Intrepidamente gli si opponevano i maestri della luminosità: intensamente combattevano l’oscurità della notte.
I maestri delle tenebre cercavano sempre di serrare i ceppi, le catene che legavano l’uomo all’oscurità della notte. Usavano sempre la magia nera, portata all’uomo dal poter dell’oscurità; la magia che avvolgeva l’anima dell’uomo con l’oscurità.
Uniti insieme in un ordine, i Fratelli dell’Oscurità attraversarono le epoche, rivali dei figli degli uomini. Camminarono sempre segreti e nascosti, trovati ma celati per i figli degli uomini.
Da sempre camminarono e lavorarono nell’oscurità, nascosti alla Luce dalle tenebre della notte.
Silenziosamente, segretamente, usarono il loro potere, rendendo schiavi e legando le anime degli uomini.
Non visti vennero e non visti andarono. L’uomo, nella sua ignoranza, chiamò Loro dal basso.
Oscura è la via che percorrono i Fratelli Neri, oscura di un’Oscurità non della notte.
Viaggiando sulla Terra, loro penetrano attraverso i sogni dell’uomo.
Hanno ottenuto il potere dall’Oscurità che li circonda, chiamando altri Abitanti da fuori del loro piano, in vie che sono oscure ed invisibili dall’uomo. I Fratelli Neri entrano nella mente dell’uomo. Attorno ad essa tessono il velo della loro notte. È là che, durante la sua vita, l’anima dimora in schiavitù.
Legata dalla catene del velo della notte. Sono potenti nella conoscenza proibita, proibita perché è uno con la notte.
Ascolta, oh uomo, e segui il mio avvertimento: sii libero dalla schiavitù della notte.
Non arrendere la tua anima ai Fratelli dell’Oscurità. Tieni sempre lo sguardo rivolto alla Luce.
Non sai, oh uomo, che la tua tristezza proviene solo dal velo della notte?
Sì, oh uomo, presta attenzione al mio avvertimento: concentrati sempre verso l’alto, volgi la tua anima verso la Luce.

I Fratelli dell’Oscurità scelgono per fratelli coloro che hanno percorso il cammno della Luce Perché sanno bene che chi ha viaggiato lontano verso il Sole nel suo percorso di Luce, ha un grande, ed ancora più grande potere di avvolgere con l’Oscurità i Figli della Luce.
Ascolta, oh uomo, chi viene da te. Ma pesa sulla bilancia se le sue parole sono di Luce, perché molti camminano nella Luminosità Oscura e non sono Figli della Luce.
È facile seguire il loro cammino, facile seguire il percorso che fanno. Ma sì, oh uomo,ascolta il mio avvertimento: la Luce giunge solo a chi si impegna. Duro è il percorso che conduce alla Saggezza, duro è il cammino che conduce alla Luce. Troverai molte pietre sul tuo cammino: molte le montagne che scalerai verso la Luce. Eppure sappi, oh uomo, chi vincerà sarà libero nel percorso di Luce.
 Non seguire mai i Fratelli Neri. Sii sempre un Figlio della Luce. Perché sappi, oh uomo, alla fine la Luce deve vincere, ed oscurità e notte saranno bandite.
Ascolta, oh uomo, e presta attenzione a questa saggezza: proprio come l’Oscurità, così è la Luce.
Quando l’Oscurità sarà scacciata, e tutti i veli saranno rimossi, là arderà dall’Oscurità la Luce.
Proprio come tra gli uomini esistono i Fratelli Neri, così esistono i Fratelli della Luce. Sono antagonisti dei Fratelli dell’Oscurità e cercano di liberare gli uomini dalla notte.
Hanno poteri, grandi e potenti.
Conoscendo la Legge, i Fratelli della Luce obbediscono. Operano sempre in armonia ed ordine, liberando l’animo dell’uomo dalla schiavitù della notte. Segreti e nascosti,camminano anche loro. Non sono conosciuti dai figli degli uomini. Eppure sappi che camminano sempre con te, indicando la Via ai figli degli uomini. Loro hanno sempre combattuto i Fratelli Neri, conquistando e vincendo senza fine. La Luce alla fine deve essere maestra, allontanando l’oscurità della notte.
Sì, uomo, sii consapevole di questa conoscenza: accanto a te camminano i Figli della Luce. Maestri loro del potere del Sole, eppure sempre non visti, custodi degli uomini.
Aperto a tutti è il loro percorso, aperto a chi camminerà nella Luce. Liberi sono Loro dalla Scura Amenti, liberi dalle Sale dove la Vita regna suprema. Loro sono i Soli ed i Signori del Mattino, Figli della Luce splendenti tra gli uomini.
Loro sono come l’uomo, eppure dissimili. Non furono mai divisi in passato. Sono stati
Uno nell’Unione eterna, dall’inizio alla fine di tutto lo spazio, sin dal principio del tempo.
Si sono elevati nell’Unione con l’Uno Tutto, su dal primo spazio, formato e non formato. Hanno
dato all’uomo i segreti che li difenderanno e li proteggeranno da tutto il male.
Chi percorrerà il cammino di maestro, dapprima dovrà essere libero dalla schiavitù della notte.
Deve vincere il senza forma ed il confuso; deve vincere il fantasma della paura.
Con la conoscenza deve trarre giovamento da tutti i segreti, e percorrere il sentiero che passa attraverso l’Oscurità, tenendo sempre davanti a sé la Luce della sua meta. Incontrerà grandi  ostacoli nel percorso, ma insisterà verso la Luce del Sole.
Ascolta, oh uomo, il Sole è il simbolo della Luce che splende alla fine della tua strada.
Ora ti do i segreti: come avvicinare il potere oscuro ed incontrare e vincere la paura della notte.
Solo conoscendoli puoi vincere; solo conoscendoli puoi avere la Luce.
Ora ti do la conoscenza, nota ai Maestri, la conoscenza che vince tutte le paure oscure.
Usa questo, la saggezza che ti do. Maestro tu sarai dei Fratelli della Notte.
Quando in te capita un sentimento, che ti attira più vicino alla porta oscura,esamina il tuo cuore e scopri se il sentimento che hai proviene dall’interno. Se scopri l’Oscurità nei tuoi pensieri, bandiscili dalla tua mente.
Manda nel tuo corpo un’onda di vibrazione, la prima irregolare e la seconda regolare, ripetendolo volta dopo volta finché sarai libero. Inizia con l’Onda di Forza nel Centro del tuo Cervello. Dirigila in onde dalla testa ai piedi.
Ma se trovi che il tuo cuore non è oscurato, sii certo che una forza esterna è diretta a te.
Solo con la conoscenza puoi vincerla. Solo con la saggezza puoi sperare di essere libero.
La conoscenza conduce alla saggezza e la saggezza conduce al potere.
Raggiungila, ed avrai il potere su tutto.
Cerca prima un luogo legato all’Oscurità. Poni un cerchio intorno a te. Stai in piedi in mezzo al cerchio. Adopera questa formula e sarai libero. Alza le tue mani nello spazio oscuro davanti a te. Chiudi gli occhi e ritirati nella Luce. Chiama lo Spirito della Luce dallo Spazio Tempo, usando queste parole e sarai libero:
“Riempi il mio corpo, oh Spirito della Luce, colma il mio corpo con lo Spirito della Luce.
Vieni dal Fiore che risplende nell’Oscurità.
Vieni dalle Sale dove governano i Sette Signori.
Li chiamo per nome, io, i Sette: Tre, Quattro, Cinque e Sei, Sette, Otto, Nove.
Li chiamo con i loro nomi per aiutarmi, liberarmi e salvarmi dall’Oscurità della notte:
Untanas, Quertas, Chietal, e Goyana, Huertal, Semveta, Ardal.
Con i loro nomi li imploro, liberatemi dall’Oscurità e colmatemi di Luce”.
Sappi, oh uomo, che quando avrai fatto questo, sarai libero dalle catene che ti legano,eliminando la schiavitù dei Fratelli della Notte. Non vedi che i nomi hanno il potere di liberare con la vibrazione le catene che ti legano? Usali quando avrai bisogno di liberare tuo fratello così che anche lui possa uscire dalla notte.
Tu, oh uomo, sei l’aiutante di tuo fratello.
Non lasciarlo rimanere nella schiavitù della notte.
Ora a te do la mia magia.
Prendila e dimora sul sentiero di Luce.
Luce in te, Vita in te, Sole possa tu essere nel ciclo successivo.

Le Tavole di Smeraldo di Thoth l’Atlantideo
TAVOLA VI - La Chiave della Magia

domenica 11 giugno 2017

Ildegarda, la sibilla del Reno.





Dan: le tue visioni non si verificano quindi in uno stato alterato di coscienza, né sono sogni. Ho visto una bellissima immagine di te in cui dalla tua testa escono fiamme di luce mentre sei intenta nella visione e scrivi. Cosa è per te quella luce che hai disegnato?

Ildegarda: La luminosità che vedo non è racchiusa in un luogo, ma risplende più della nube che sta davanti al sole; non so distinguere in essa altezza, lunghezza e larghezza; ed essa per me ha nome ‘Ombra del Vivo Splendore’. E come il sole, la luna e le stelle appaiono riflessi nell’acqua, così le scritture, i discorsi, le virtù e le opere degli uomini risplendono per me in essa.

Tutto quello che vedo e apprendo nelle visioni lo conservo nella memoria per lungo tempo, cosicché ricordo quello che un tempo vidi; e vedo, ascolto e apprendo nello stesso istante, e quasi istantaneamente comprendo ciò che ho appreso; ma quello che non vedo non lo conosco, perché sono ignorante ed ho imparato a malapena a leggere. Le cose che scrivo delle visioni sono ciò che ho visto e udito; e non aggiungo altre parole oltre a quelle che sento e che riferisco in un latino imperfetto, come le ho udite nella visione; poiché nelle mie visioni non mi si insegna a scrivere come scrivono i filosofi: le parole udite nella visione non sono come quelle che risuonano sulla bocca degli esseri umani, ma come fiamma che abbaglia o come una nube che vaga nella sfera dell’aria più pura.

Di questa luminosità non posso conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole. Talvolta – ma non accade di frequente – vedo all’interno di questa luminosità un’altra luce, che chiamo ‘Luce Vivente’. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontanano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia1.

Dan: Magistra Ildegarda, dobbiamo esultare noi donne, perché le tue parole sono giunte a noi, visto che noti uomini autorevoli della tua Chiesa ti hanno autorizzato, nonostante l’iniziale diniego del tuo abate, a scrivere ciò che vedevi nelle tue visioni. Le tue parole sono cariche di significati nuovi e profondi, il tuo sguardo benevolo e amorevole nei confronti delle tue figlie ci mostra la chiarezza perfetta di quello che tu chiami la Sapienza Divina che trasmette amore e ha disegnato il creato. Ho notato che le tue visioni spesso rappresentano donne: una delle prime è Sophia ma forse mi confondo, vedo ciò che io voglio vedere. Tu volevi intendere il principio di tutte le cose? Sai, anche per noi donne del nostro tempo questa figura, antica dea, rappresenta il sacro femminino della saggezza che viene dal cuore. È una immagine femminile?

Ildegarda: Rammento … così l’ho descritta. È la prima visione: “E vidi come nel centro del cielo australe, una bella e mirabile immagine quasi in forma di creatura umana, il cui volto era di tanta bellezza e chiarore, che avrei potuto fissare la luce del sole più facilmente di essa; un largo cerchio del colore dell’oro ne circondava la testa. Nello stesso cerchio sopra la testa apparve un altro volto, come di un vecchio (…). L’immagine era rivestita di una tunica sfolgorante come il sole e nelle mani teneva un agnello splendente come la luce del giorno.
Questa immagine diceva: “Io sono la suprema infuocata energia che ha acceso tutte le scintille viventi e non ho emesso con il mio soffio nulla che sia mortale, ma distinguo queste cose giudicandole come sono; disponendomi intorno al circolo e volando attorno ad esso con le mie ali superiori, cioè con la Sapienza”.

Questa energia dice: “Io l’ho ordinato rettamente. Il mondo che vedo è un cosmo vivente, un uovo, simbolo e sintesi vitale della nascita. È opera meravigliosa del soffio vitale dello Spirito creatore e tutti gli esseri, ai vari livelli, come in una armonia celeste e musicale, producono le trasformazioni della vita stessa, in modo inarrestabile”.2

Dan: L’uovo è una antica rappresentazione simbolica fin dal Neolitico, attinente alla rigenerazione modellata nella continua ri-creazione del mondo. E l’armonia celeste, di cui tu parli, mi fa pensare ad un mito di creazione cosmologica di paesi lontani rispetto ai nostri: il mito di Mago. 3 Ma ti dico brevemente di un altro mito d’Oriente: “All’origine questo mondo altro non era che Non-essere. Poi esistette, si sviluppò. Divenne un uovo. Attese per un anno. Si aprì. Metà del guscio divenne d’argento, l’altra metà divenne oro. Ciò che era d’argento è questa terra. Ciò che era d’oro è il cielo. La membrana esterna diventò le montagne. La membrana interna formò le nuvole e la nebbia. Le vene sono i fiumi. Il liquido è l’oceano”.4

Vedi, quello che dici mi risuona dentro e mi fa vedere tante altre connessioni possibili tra le molte verità. Continua saggia sorella, Magistra. Dimmi delle meraviglie del Cosmo così come è stato creato, secondo il tuo pensiero luminoso e le tue visioni originali. Potenti quadri poetici che esprimono l’apertura di nuove strade di un sapere incommensurabile per il tuo tempo, ma anche per il nostro.

Ildegarda: “In mezzo al petto della figura che avevo contemplato in seno agli spazi aerei del mezzogiorno, ecco che apparve una ruota di aspetto meraviglioso. Essa conteneva dei segni che l’avvicinavano a quella visione a forma di uovo che avevo avuto or sono ventotto anni, e che avevo descritto nel mio libro Scivias. Sotto la curva del guscio e nella parte superiore appariva un cerchio di fuoco chiaro che dominava un altro di fuoco scuro. Questi due cerchi erano uniti come se ne formassero uno solo. Sotto il nero ne appariva uno che sembrava puro etere, spesso quanto i due primi insieme. Veniva poi un cerchio che era come aria carica di umidità, spesso come quello di fuoco luminoso. Sotto quel cerchio di aria umida ne appariva uno di aria bianca, densa, la cui durezza ricordava quella di un tendine umano, ed era dello stesso spessore di quello di fuoco nero. Quei due cerchi erano ugualmente legati tra loro come se non ne formassero che uno. Infine, sotto quell’aria bianca e ferma si mostrava un secondo strato aereo, tenue, esso, che sembrava stendersi su tutto il cerchio, come sollevando nuvole, a volte chiare, a volte basse e scure. Quei sei cerchi erano legati tra loro senza spazio mediano. Il cerchio superiore inondava con la sua luce le altre sfere, mentre quello dell’aria acquosa impregnava tutti gli altri con la sua umidità.

La figura umana occupava il centro di quella ruota gigantesca. Il cranio era in alto e i piedi toccavano la sfera dell’aria densa, bianca e luminosa. Le dita delle due mani, la destra e la sinistra, erano tese in forma di croce in direzione della circonferenza, e così il braccio.
Al di sopra del capo della suddetta figura si fronteggiano i sette pianeti: tre nel cerchio del fuoco di luce, uno nella sfera del fuoco nero, tre nel cerchio di puro etere. Tutti i pianeti irraggiavano in direzione delle teste di animali e della figura dell’uomo (…)5. Il cerchio di fuoco luminoso inglobava sedici stelle principali, quattro tra le teste del leopardo e del leone, quattro tra quelle del lupo e del leone, quattro tra quelle del lupo e dell’orso, quattro tra quelle dell’orso e del leopardo.6

Otto di esse occupavano una posizione intermedia e si assistevano l’un l’altra: erano situate tre le teste e si inviavano l’un l’altra i loro raggi che colpivano lo strato di aria sottile. Le altre otto al lato delle altre teste di animali, colpivano con i loro raggi le nubi che estendevano davanti a loro. Nella parte destra dell’immagine due lingue, distinte l’una dall’altra, formavano come due ruscelli che si rovesciavano sulla ruota e sulla figura umana. Lo stesso accadeva sulla sinistra: come un ribollire di ruscelletti”.

Dan: Cosa rappresentano questi animali?

Ildegarda: Sono i venti. Questi venti “mantengono l’energia dell’universo intero e dell’uomo e danno ricetto alla totalità della creatura. Essi li proteggono dalla distruzione; quanto ai venti annessi, soffiano costantemente, benché dolcemente, come zefiri. Le energie terribilmente possenti dei venti principali non sono sollecitate. (…) Il vento del sud porta la canicola e provoca le grandi inondazioni, il vento del nord porta il lampo e il tuono, la grandine e il freddo”.

Dan: Così questo soffio a volte ci conforta, a volte ci frustra. L’universo si muove, ci sono forze che si oppongono, altre interagiscono, altre ancora si equilibrano, così come l’energia ignea viene temperata dal cerchio umido … Molto potente questa immagine. Sono le forze vitali del mondo, della nostra Terra …

Ildegarda: Questo spettacolo vale anche per te, “comprendi che questi fenomeni concernono ugualmente l’interno dell’anima”. (…) “L’anima è il principio vitale (viriditas) della carne, perché il corpo umano ad opera sua cresce e progredisce, come la terra dà frutti ad opera dell’umidità; l’anima è anche l’umidità del corpo, perché lo mantiene umido affinché non si inaridisca, come la pioggia imbeve la terra. Se l’umidità della pioggia discende in maniera tranquilla e ordinata, e non è eccessiva, fa germinare la terra; se invece scende in maniera disordinata la soffoca e ne distrugge i germi. Dall’anima procedono le forze che vivificano il corpo umano, come l’umidità viene dall’acqua, ed è per questo che l’anima prova piacere quando coopera col corpo … ed è essa che fa germinare le membra dell’uomo come l’umidità fa germinare la terra, perché è diffusa in tutto il corpo, come l’umidità in tutta la terra. E come la terra produce frutti utili e inutili, così l’uomo ha in sé il desiderio del cielo e il gusto del peccato”.7

Dan: E dunque noi donne e uomini, abbiamo una grande responsabilità per le scelte che operiamo ogni volta, nella nostra vita. Il principio vitale che tu chiami viriditas è in ogni essere senziente, nelle piante, nei sassi, negli animali che popolano questo mondo, ma anche nelle stelle, negli elementi fondamentali del divenire, sta nel fuoco, nell’acqua, nell’aria e nella terra! Tutto appare regolato e organizzato nelle tue visioni, tutto è carico di bellezza e amore che sfocia in questa musica armonica che, sempre, mentre hai le visioni, ascolti, le note dell’universo! E sta nei colori del bianco, del nero e del rosso: colori primari. Nel giallo, nel grigio, nell’azzurro, nell’oro, nell’argento e nel verde delle miniature che artisticamente hanno riprodotto le tue visioni.

Ildegarda: Sophia, la sapienza femminile di Dio, dice: “Io, infiammata vita del divino essere originario, scintillo sulla bellezza dei terreni dei campi, brillo nelle acque, ardo nel sole, nella luna, nelle stelle”. Il Vivo Splendore, la Luce Vivente crea a sua immagine … ed è bellezza, melodia, amore, forza vitale. La Viriditas anima il cosmo e la natura in ogni sua forma, espressione di fecondità e bene sia nella piccola infinitesima particella, sia nel cosmo. L’infinita armonia è a misura delle cose e degli esseri. Io ho composto il mondo per mezzo degli elementi, l’ho stabilizzato per mezzo dei venti, l’ho illuminato cingendolo di stelle, l’ho riempito con tutte le altre creature “e vi ha messo l’uomo, circondato e difeso ovunque dalla grande forza di tutte quante, affinché gli fossero di aiuto in ogni cosa e avessero parte nel suo operare, perché l’uomo senza le creature non può vivere né sussistere, come ti è manifesto in questa visione.”8



Bibliografia di riferimento:
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La guaritrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – febbraio 2011
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La sognatrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – maggio 2012
A cura di Marta Cristiani e Michela Pereira, traduzione di Michela Pereira – Ildegarda di Bigen, “il libro delle opere divine”, Mondadori, I meridiani, aprile 2014
Dumoulin Pierre, Ildegarda di Bigen – profeta e dottore per il terzo millennio, San Paolo, Torino 2013
Pernoud Régine, Storia e visioni di Sant’Ildegarda – L’enigmatica vita di un’umile monaca del Medioevo che divenne confidente di papi e imperatori, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996
A cura di Luisa Ghiringhelli, Ildegarda di Bigen – Come per lucido specchio – Libro dei meriti della vita, Mimesis, Milano, 1998
Terranova Annalisa, Ildegarda di Bingen: Mistica, visionaria, filosofa – Il cerchio, ottobre 2011
Allione Tsultrim, Donne di saggezza – una via femminile alla illuminazione, Ubaldini editore, Roma 1985
Vision – film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung, Gerald Alexander Held, Lena Stolze, Titolo originale Vision – Aus dem Leben der Hildegard von Bingen. Drammatico, durata 110 min. – Germania, Francia 2009.«continuaSunnyi Melles, Paula Kalenberg, Mareile Blendl, Vera Lippisch, Annemarie Düringer, Devid Striesow, Tristan Seith, Nicole Unger, Annika, Katinka Auberger, Matthias Brenner, Christoph Luser

http://comune-info.net/2015/12/ildegarda-la-sibilla-del-reno/


Articolo completo:

di Daniela Degan

“Io dunque, povera creatura priva di forze, per quanto indebolita dalle molte malattie, mi sono infine accinta a scrivere con mano tremante”
Ildegarda – Il libro delle opere divine

Ildegarda è nel suo giardino delle erbe, l’orto dei semplici, illuminato da una luce che mostra il respiro dell’aria. Nel silenzio del suo tempo, nello spazio del monastero, nella bellezza della Natura, si muove con passo leggero. È una donna completa. Il suo cuore, l’anima, il suo corpo non sono separati. In questo luogo, che esclude la mondanità chiassosa, lei può portare avanti le sue ricerche ispirate e originali. È una donna autorevole del Medioevo. I suoi contemporanei la chiamano Sibilla del Reno. Quasi una regina che incanta il mondo.

Se la sua figura è intatta ancora oggi è perché, secondo quanto ho potuto percepire di lei, ha saputo muoversi con sapienza umile, eleganza semplice, lungimiranza e attenzione nel mondo dell’epoca. Un mondo di uomini e di grandi lotte.

Ildegarda aspetta, è paziente, non è mai spregiudicata, tuttavia è una donna potente nel fare, nell’agire, nel formulare richieste, è una donna resistente e resiliente. Ha imparato a lottare nei tempi e modi giusti, conoscendo bene il potere maschile del tempo, proteggendo le sue idee e il suo convento con una grande forza che le viene da dentro. Lei è radicata nella sua luminosa spiritualità.

È giunto per me il tempo di incontrarla; in punta di piedi, con molta umiltà, mi ritrovo nello stesso giardino dietro le mura del convento a Rupertsberg (la montagna di san Ruperto). Tutto fiorisce e la Natura si risveglia come una giovane donna, come sempre, come il ciclo a spirale della Vita.

Le sue visioni avvengono ad occhi aperti. Io sono una sognatrice, mi sento confusa, come possono incontrarsi queste due realtà? … c’è sempre una soglia, tuttavia. La oltrepasso e sono lì nel suo giardino.

Dan: Buon giorno di sole, Magistra, Sibilla del Reno, Madre …. che la pace e l’amore siano con te!

Ildegarda, parlando tra sé, come in preghiera: Utautem quod solis … Il segno del Sole, come emanando da sé alcuni raggi, con uno raggiunge il segno della testa di leopardo … la testa del leone … del lupo, ma non la testa dell’orso …. Che l’armonia e lo Spirito Santo siano con te sorella! … Ma da dove vieni? Non ti ho sentita arrivare … forse ero assorta? Riflettevo sulle parole usate per descrivere la seconda visione del Libro delle opere divine …

Dan: Sono una donna, una sorella, una libera ricercatrice della storia femminile, che ha attraversato la soglia che collega il mio mondo al tuo mondo, per parlare con te. Tu sei splendente anche nel mio mondo. Nel 2012 dopo l’era comune, sei stata finalmente nominata Dottore della chiesa, ma per una parte di noi donne sei un punto di riferimento, studiata e onorata per le tue molteplici doti eccezionali, da alcune sei venerata come una santa ancora adesso, sei ri-conosciuta profetessa, medichessa, naturalista e molto altro, scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, filosofa, poetessa, consigliera politica e compositrice … c’è da perdersi! Ma le tue parole scritte e brillanti come stelle emanano realtà di amore e ci guidano nel nostro compito sia individuale, sia collettivo di guardiane della Terra e di tutti gli elementi sacri della vita, in quanto noi stesse datrici di vita. Come scrivi nello Scivias: “è perché Dio fu generato da una donna che la donna è la creatura benedetta tra tutte”. Desidero farti molte domande …. Ma non so da dove cominciare. Tutto ciò che ho letto di te e su di te mi si affastella nella testa, mi confonde … ma spero che presto il mio cuore possa farsi strada e trovare parole leali che si fanno ascoltare …. Ho aspettato molto, non sono sicura di questo compito: cerco il ponte arcobaleno che mi fa giungere a te …. Vestita di quello spirito leggero che risiede nell’anima e che intona la tua musica!

Ildegarda: “Alla donna non è dato di occupare il mondo con le parole”: questo mi ha detto l’Abate Cunone di Disibodenberg, quando lo misi a conoscenza del fatto che insieme a Volmar, mio maestro spirituale, amico e segretario e alla mia amata consorella Riccarda di Stade, stavo scrivendo lo Scivias. Le visioni sono mie compagne fin da piccolissima, quando ancora vivevo nella casa della mia famiglia nell’ Assia Renana. Nel mio quinto anno di vita vidi una luce così grande che la mia anima ne fu scossa, però, per la mia tenera età, non potei parlarne, lo raccontai a Jutta e a Volmar successivamente, quando all’età di otto anni venni condotta da mia madre presso il convento: ero la decima figlia e come consuetudine di quel tempo, venivo offerta alla vita spirituale.

Le mie visioni coincidono spesso con momenti di grande sofferenza fisica e psichica, non vado in trance e non sono momenti di estasi. Non perdo il controllo e mantengo sempre il contatto con la realtà, sono consapevole, nonostante la sofferenza. Vedo in modo diretto, tuttavia profondo, intuisco e colgo nessi e relazioni. Intuisco il vero? Forse immagino possibilità e come altre sibille, che ti sono note, posso, nella sequenza, annunciare eventi. Fin dall’infanzia, quando ancora i miei nervi, le ossa e le vene non avevano raggiunto la pienezza della forza, e sino al tempo presente, ho sempre avuto nell’anima queste visioni, ed oggi ho più di settantadue anni; in queste visioni la mia anima, secondo il volere di Dio, ascende fino agli estremi del firmamento e segue le correnti dei diversi venti, e raggiunge genti diverse, anche lontane e sconosciute. E poiché nell’anima vedo tutte le cose in questo modo, nella mia visione soffro la mutevolezza delle nubi e degli altri elementi del creato. Queste cose non le percepisco con le orecchie esteriori, né le penso segretamente fra di me, né le apprendo mediante l’uso congiunto dei cinque sensi; posso dire soltanto che le vedo nell’anima, e che i miei occhi esteriori sono aperti, cosicché mai in esse ho subito il mancamento dell’estasi; io le vedo di giorno e di notte, ma sempre da sveglia. E sempre sono oppressa dalle infermità, e spesso soffro di così gravi dolori, che mi pare che minaccino di uccidermi; ma fino ad oggi Dio mi ha guarita.



Dan: le tue visioni non si verificano quindi in uno stato alterato di coscienza, né sono sogni. Ho visto una bellissima immagine di te in cui dalla tua testa escono fiamme di luce mentre sei intenta nella visione e scrivi. Cosa è per te quella luce che hai disegnato?

Ildegarda: La luminosità che vedo non è racchiusa in un luogo, ma risplende più della nube che sta davanti al sole; non so distinguere in essa altezza, lunghezza e larghezza; ed essa per me ha nome ‘Ombra del Vivo Splendore’. E come il sole, la luna e le stelle appaiono riflessi nell’acqua, così le scritture, i discorsi, le virtù e le opere degli uomini risplendono per me in essa.

Tutto quello che vedo e apprendo nelle visioni lo conservo nella memoria per lungo tempo, cosicché ricordo quello che un tempo vidi; e vedo, ascolto e apprendo nello stesso istante, e quasi istantaneamente comprendo ciò che ho appreso; ma quello che non vedo non lo conosco, perché sono ignorante ed ho imparato a malapena a leggere. Le cose che scrivo delle visioni sono ciò che ho visto e udito; e non aggiungo altre parole oltre a quelle che sento e che riferisco in un latino imperfetto, come le ho udite nella visione; poiché nelle mie visioni non mi si insegna a scrivere come scrivono i filosofi: le parole udite nella visione non sono come quelle che risuonano sulla bocca degli esseri umani, ma come fiamma che abbaglia o come una nube che vaga nella sfera dell’aria più pura.

Di questa luminosità non posso conoscere la forma, non più di quanto si possa guardare direttamente la sfera del sole. Talvolta – ma non accade di frequente – vedo all’interno di questa luminosità un’altra luce, che chiamo ‘Luce Vivente’. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontanano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia1.

Dan: Magistra Ildegarda, dobbiamo esultare noi donne, perché le tue parole sono giunte a noi, visto che noti uomini autorevoli della tua Chiesa ti hanno autorizzato, nonostante l’iniziale diniego del tuo abate, a scrivere ciò che vedevi nelle tue visioni. Le tue parole sono cariche di significati nuovi e profondi, il tuo sguardo benevolo e amorevole nei confronti delle tue figlie ci mostra la chiarezza perfetta di quello che tu chiami la Sapienza Divina che trasmette amore e ha disegnato il creato. Ho notato che le tue visioni spesso rappresentano donne: una delle prime è Sophia ma forse mi confondo, vedo ciò che io voglio vedere. Tu volevi intendere il principio di tutte le cose? Sai, anche per noi donne del nostro tempo questa figura, antica dea, rappresenta il sacro femminino della saggezza che viene dal cuore. È una immagine femminile?

Ildegarda: Rammento … così l’ho descritta. È la prima visione: “E vidi come nel centro del cielo australe, una bella e mirabile immagine quasi in forma di creatura umana, il cui volto era di tanta bellezza e chiarore, che avrei potuto fissare la luce del sole più facilmente di essa; un largo cerchio del colore dell’oro ne circondava la testa. Nello stesso cerchio sopra la testa apparve un altro volto, come di un vecchio (…). L’immagine era rivestita di una tunica sfolgorante come il sole e nelle mani teneva un agnello splendente come la luce del giorno.
Questa immagine diceva: “Io sono la suprema infuocata energia che ha acceso tutte le scintille viventi e non ho emesso con il mio soffio nulla che sia mortale, ma distinguo queste cose giudicandole come sono; disponendomi intorno al circolo e volando attorno ad esso con le mie ali superiori, cioè con la Sapienza”.

Questa energia dice: “Io l’ho ordinato rettamente. Il mondo che vedo è un cosmo vivente, un uovo, simbolo e sintesi vitale della nascita. È opera meravigliosa del soffio vitale dello Spirito creatore e tutti gli esseri, ai vari livelli, come in una armonia celeste e musicale, producono le trasformazioni della vita stessa, in modo inarrestabile”.2

Dan: L’uovo è una antica rappresentazione simbolica fin dal Neolitico, attinente alla rigenerazione modellata nella continua ri-creazione del mondo. E l’armonia celeste, di cui tu parli, mi fa pensare ad un mito di creazione cosmologica di paesi lontani rispetto ai nostri: il mito di Mago. 3 Ma ti dico brevemente di un altro mito d’Oriente: “All’origine questo mondo altro non era che Non-essere. Poi esistette, si sviluppò. Divenne un uovo. Attese per un anno. Si aprì. Metà del guscio divenne d’argento, l’altra metà divenne oro. Ciò che era d’argento è questa terra. Ciò che era d’oro è il cielo. La membrana esterna diventò le montagne. La membrana interna formò le nuvole e la nebbia. Le vene sono i fiumi. Il liquido è l’oceano”.4

Vedi, quello che dici mi risuona dentro e mi fa vedere tante altre connessioni possibili tra le molte verità. Continua saggia sorella, Magistra. Dimmi delle meraviglie del Cosmo così come è stato creato, secondo il tuo pensiero luminoso e le tue visioni originali. Potenti quadri poetici che esprimono l’apertura di nuove strade di un sapere incommensurabile per il tuo tempo, ma anche per il nostro.

Ildegarda: “In mezzo al petto della figura che avevo contemplato in seno agli spazi aerei del mezzogiorno, ecco che apparve una ruota di aspetto meraviglioso. Essa conteneva dei segni che l’avvicinavano a quella visione a forma di uovo che avevo avuto or sono ventotto anni, e che avevo descritto nel mio libro Scivias. Sotto la curva del guscio e nella parte superiore appariva un cerchio di fuoco chiaro che dominava un altro di fuoco scuro. Questi due cerchi erano uniti come se ne formassero uno solo. Sotto il nero ne appariva uno che sembrava puro etere, spesso quanto i due primi insieme. Veniva poi un cerchio che era come aria carica di umidità, spesso come quello di fuoco luminoso. Sotto quel cerchio di aria umida ne appariva uno di aria bianca, densa, la cui durezza ricordava quella di un tendine umano, ed era dello stesso spessore di quello di fuoco nero. Quei due cerchi erano ugualmente legati tra loro come se non ne formassero che uno. Infine, sotto quell’aria bianca e ferma si mostrava un secondo strato aereo, tenue, esso, che sembrava stendersi su tutto il cerchio, come sollevando nuvole, a volte chiare, a volte basse e scure. Quei sei cerchi erano legati tra loro senza spazio mediano. Il cerchio superiore inondava con la sua luce le altre sfere, mentre quello dell’aria acquosa impregnava tutti gli altri con la sua umidità.

La figura umana occupava il centro di quella ruota gigantesca. Il cranio era in alto e i piedi toccavano la sfera dell’aria densa, bianca e luminosa. Le dita delle due mani, la destra e la sinistra, erano tese in forma di croce in direzione della circonferenza, e così il braccio.
Al di sopra del capo della suddetta figura si fronteggiano i sette pianeti: tre nel cerchio del fuoco di luce, uno nella sfera del fuoco nero, tre nel cerchio di puro etere. Tutti i pianeti irraggiavano in direzione delle teste di animali e della figura dell’uomo (…)5. Il cerchio di fuoco luminoso inglobava sedici stelle principali, quattro tra le teste del leopardo e del leone, quattro tra quelle del lupo e del leone, quattro tra quelle del lupo e dell’orso, quattro tra quelle dell’orso e del leopardo.6

Otto di esse occupavano una posizione intermedia e si assistevano l’un l’altra: erano situate tre le teste e si inviavano l’un l’altra i loro raggi che colpivano lo strato di aria sottile. Le altre otto al lato delle altre teste di animali, colpivano con i loro raggi le nubi che estendevano davanti a loro. Nella parte destra dell’immagine due lingue, distinte l’una dall’altra, formavano come due ruscelli che si rovesciavano sulla ruota e sulla figura umana. Lo stesso accadeva sulla sinistra: come un ribollire di ruscelletti”.

Dan: Cosa rappresentano questi animali?

Ildegarda: Sono i venti. Questi venti “mantengono l’energia dell’universo intero e dell’uomo e danno ricetto alla totalità della creatura. Essi li proteggono dalla distruzione; quanto ai venti annessi, soffiano costantemente, benché dolcemente, come zefiri. Le energie terribilmente possenti dei venti principali non sono sollecitate. (…) Il vento del sud porta la canicola e provoca le grandi inondazioni, il vento del nord porta il lampo e il tuono, la grandine e il freddo”.

Dan: Così questo soffio a volte ci conforta, a volte ci frustra. L’universo si muove, ci sono forze che si oppongono, altre interagiscono, altre ancora si equilibrano, così come l’energia ignea viene temperata dal cerchio umido … Molto potente questa immagine. Sono le forze vitali del mondo, della nostra Terra …

Ildegarda: Questo spettacolo vale anche per te, “comprendi che questi fenomeni concernono ugualmente l’interno dell’anima”. (…) “L’anima è il principio vitale (viriditas) della carne, perché il corpo umano ad opera sua cresce e progredisce, come la terra dà frutti ad opera dell’umidità; l’anima è anche l’umidità del corpo, perché lo mantiene umido affinché non si inaridisca, come la pioggia imbeve la terra. Se l’umidità della pioggia discende in maniera tranquilla e ordinata, e non è eccessiva, fa germinare la terra; se invece scende in maniera disordinata la soffoca e ne distrugge i germi. Dall’anima procedono le forze che vivificano il corpo umano, come l’umidità viene dall’acqua, ed è per questo che l’anima prova piacere quando coopera col corpo … ed è essa che fa germinare le membra dell’uomo come l’umidità fa germinare la terra, perché è diffusa in tutto il corpo, come l’umidità in tutta la terra. E come la terra produce frutti utili e inutili, così l’uomo ha in sé il desiderio del cielo e il gusto del peccato”.7

Dan: E dunque noi donne e uomini, abbiamo una grande responsabilità per le scelte che operiamo ogni volta, nella nostra vita. Il principio vitale che tu chiami viriditas è in ogni essere senziente, nelle piante, nei sassi, negli animali che popolano questo mondo, ma anche nelle stelle, negli elementi fondamentali del divenire, sta nel fuoco, nell’acqua, nell’aria e nella terra! Tutto appare regolato e organizzato nelle tue visioni, tutto è carico di bellezza e amore che sfocia in questa musica armonica che, sempre, mentre hai le visioni, ascolti, le note dell’universo! E sta nei colori del bianco, del nero e del rosso: colori primari. Nel giallo, nel grigio, nell’azzurro, nell’oro, nell’argento e nel verde delle miniature che artisticamente hanno riprodotto le tue visioni.

Ildegarda: Sophia, la sapienza femminile di Dio, dice: “Io, infiammata vita del divino essere originario, scintillo sulla bellezza dei terreni dei campi, brillo nelle acque, ardo nel sole, nella luna, nelle stelle”. Il Vivo Splendore, la Luce Vivente crea a sua immagine … ed è bellezza, melodia, amore, forza vitale. La Viriditas anima il cosmo e la natura in ogni sua forma, espressione di fecondità e bene sia nella piccola infinitesima particella, sia nel cosmo. L’infinita armonia è a misura delle cose e degli esseri. Io ho composto il mondo per mezzo degli elementi, l’ho stabilizzato per mezzo dei venti, l’ho illuminato cingendolo di stelle, l’ho riempito con tutte le altre creature “e vi ha messo l’uomo, circondato e difeso ovunque dalla grande forza di tutte quante, affinché gli fossero di aiuto in ogni cosa e avessero parte nel suo operare, perché l’uomo senza le creature non può vivere né sussistere, come ti è manifesto in questa visione.”8



Dan: Mi sento guardiana della Terra e del vivente …. Grazie!

Dan: c’è un’altra immagine di donna, successiva alla visione della Sapienza: rappresenta la chiesa del tuo periodo quest’altra visione?

Ildegarda: «Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: ‘Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!’ E proseguì: ‘Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa. Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti.

Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità’. E sentii una voce dal cielo che diceva: ‘Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura (Mc. 16,15)”.9

Dan: Fragile e priva di forze …. Così ti definisci. Non mi sembra! Hai rivolto parole di fuoco, sia scritte, sia parlate, ai potenti della terra, penso a Federico Barbarossa, ai prelati, ai vescovi, tutti ti hanno ascoltato. Possiamo imparare molto da te.

Tu dici di essere un vaso di terracotta e Volmar continua sostenendo che “ciò che ci permette di usarlo è il vuoto al suo interno”. Ora quando ho letto questo mi è venuto in mente un concetto che ho appreso da una pratica spirituale, grazie all’insegnamento di due donne di saggezza della nostra epoca, che mi piace definire la nuova era, Tsultrim Allione e Vicki Noble. Sono dell’idea che solo se c’è vuoto è possibile dare spazio all’energia che costruisce, modella e crea. Grazie a questa possibilità è attivato il meccanismo della trasformazione e quindi il passaggio dalla nevrosi alla saggezza. Magistra, tu ne parli nel Libro dei meriti di Vita o meglio io l’ho inteso così attraverso il lavoro spirituale e di meditazione del mandala delle cinque Dakini. Tu parli della lotta tra i vizi e le virtù, ma io lo percepisco come trasformazione. Per esempio la tua Ira è simile alla Rabbia: una passione volgare, la rabbia appunto. La sua trasformazione è la Saggezza e la chiarezza perfetta, adamantina, che richiede la rimozione del veleno dal sangue e dalla linfa vitale. Tu la chiami Pazienza …

Ildegarda: Sì, le parole dell’ira sono chiare: “Io opprimo ed abbatto tutto ciò che mi reca offesa. Perché sopportare un’offesa? Ciò che ciascuno vuole che io non gli faccia, neppure lo faccia a me. Io ferisco di spada e colpisco con il bastone, se qualcuno mi ha recato offesa”. Seguitando risponde la Pazienza parlando dalla nube tempestosa: “Io ho risuonato nell’alto dei cieli e ho raggiunto la terra, e dalla terra ho trasudato come un balsamo. Tu invece sei ingannatrice e bevi sangue. Io sono aria soave di ogni viridità, che produce fiori e frutti di tutte le virtù e li fa crescere stabilmente nei cuori degli uomini: e così tutto ciò che inizio porto a termine, persevero, nessuno opprimo, ma ho tutto in tranquillità. E nessuno mi condanna. Ma se tu erigi una torre, con una sola parola io la distruggo e ne disperdo tutte le macerie. Così tu perirai. Io invece rimarrò in eterno”.

Dan: (…) “Bandisci la rabbia dal mio cuore e poni al suo posto la compassione. Concedimi il dono della saggezza simile a uno specchio. Rimuovi il veleno dal sangue e dalla linfa, e versa i contenuti del tuo prezioso vaso nella sommità della mia testa e giù dentro il mio cuore affinché possa guarire. Costruisci una colonna indistruttibile al centro del mio essere, e poni un sigillo con il tuo Diamante di Verità adamantino. Ristabilisci in me il tuo elemento, rendimi completa”. 10

Si tratta di un lavoro trasformativo di alta valenza spirituale individuale, ma possibile anche in una dimensione collettiva di cerchio. Questo è il lavoro che molte donne dei miei tempi stanno proponendo, dove la grazia, la bellezza, l’empatia con tutte le creature della Terra e dell’Aria fanno muovere questa dimensione di energia e di consapevolezza per l’armonia e l’equilibrio del Cosmo. Si lavora sulla guarigione personale e quindi anche cosmica. È la tua idea del micro e del macro, quel legame che ci lega alla sapienza del ciclo vitale, la tua viriditas … ma forse un solo incontro con te non basta. Abbiamo appena cominciato la nostra conoscenza …. E molti sono ancora gli argomenti da trattare nei quali sei stata protagonista. Penso alle tue capacità di curatrice, erborista, guaritrice. Ho tante domande ancora per te, nobile Badessa, Madre e Magistra. Forse potresti venire con me? Hai fatto tanti viaggi nella tua vita, a volte molto pericolosi … ho un sogno, una idea che da tempo mi gira nella testa. Devo incontrare un’altra guaritrice, Trotula de Ruggiero, vive in Italia, a Salerno. Vuoi venire con me? È un viaggio nel tempo, ma Cronos ci è amico nel tempo del sogno e della scrittura.

Ildegarda: Chi sei tu? Come Mercurio hai forse le ali ai piedi? Verrò con te … ho ancora del tempo?

Dan: Si, hai tempo. Secondo Namkhai Norbu Rinpoche, fondatore della tradizione Dzog Chen, la manifestazione del corpo di luce, o corpo arcobaleno, sarà raggiunta soprattutto dalle donne. Il corpo arcobaleno si manifesta al momento della morte: il corpo materiale sparisce del tutto e dall’essenza degli elementi si manifesta un corpo di luce. Il fondatore di questa disciplina-pratica sostiene che le donne possiedono affinità naturali con l’energia e la visione e che queste pratiche sono direttamente in connessione con le energie e con la visione, piuttosto che connesse alla logica e allo studio intellettuale. “In queste pratiche è fondamentale pertanto avere un rapporto positivo con il principio femminile: diversamente lo sviluppo della pratica sarebbe bloccato”.11

Ora tu dolce Sibilla del Reno, non lo sai, ma al momento della tua morte, e formulo una facile profezia io stessa per te, che avverrà veramente in là nei tuoi anni, questo si verificherà …. Due arcobaleni luminosissimi appariranno nel firmamento e si allargheranno fino a ricoprire tutta la terra, uno da nord a sud, l’altro da est ad ovest. Dal punto più alto dove i due archi si incontreranno, eromperà una luce chiara, grande come la luna che irraggerà scacciando dalla tua cella la tenebra della notte. 12

Bibliografia di riferimento:
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La guaritrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – febbraio 2011
Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La sognatrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – maggio 2012
A cura di Marta Cristiani e Michela Pereira, traduzione di Michela Pereira – Ildegarda di Bigen, “il libro delle opere divine”, Mondadori, I meridiani, aprile 2014
Dumoulin Pierre, Ildegarda di Bigen – profeta e dottore per il terzo millennio, San Paolo, Torino 2013
Pernoud Régine, Storia e visioni di Sant’Ildegarda – L’enigmatica vita di un’umile monaca del Medioevo che divenne confidente di papi e imperatori, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996
A cura di Luisa Ghiringhelli, Ildegarda di Bigen – Come per lucido specchio – Libro dei meriti della vita, Mimesis, Milano, 1998
Terranova Annalisa, Ildegarda di Bingen: Mistica, visionaria, filosofa – Il cerchio, ottobre 2011
Allione Tsultrim, Donne di saggezza – una via femminile alla illuminazione, Ubaldini editore, Roma 1985
Vision – film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung, Gerald Alexander Held, Lena Stolze, Titolo originale Vision – Aus dem Leben der Hildegard von Bingen. Drammatico, durata 110 min. – Germania, Francia 2009.«continuaSunnyi Melles, Paula Kalenberg, Mareile Blendl, Vera Lippisch, Annemarie Düringer, Devid Striesow, Tristan Seith, Nicole Unger, Annika, Katinka Auberger, Matthias Brenner, Christoph Luser

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L'Atomo Magnetico di Pierlugi Ighina e la Ruota di Medicina


Foto a sinistra: Atomo Magnetico fotografato nel laboratorio di PierLuigi Ighina nell’anno 1940 per mezzo di un microscopio lenticolare di sua invenzione (infatti esso è stato prelevato dal perdurare del fusso attrattivo della Magnetite verso un pezzo di ferro schermato da un cristallo) . L’ingrandimento è dell’ordine di oltre 1 miliardo e mezzo.Nelle foto si vedono i 5 canaletti di atomi assorbenti che servono a frenare l’atomo magnetico

Foto a destra; Ruota di Medicina dei Nativi Americani di Big Horn in Wyoming risalente a 200-500 anni fa.

venerdì 9 giugno 2017

La Viriditas e La Medicina di Santa Ildegarda

Ildegarda fu anticipatrice anche della cristalloterapia; convinta che pure nelle pietre risiedesse la viriditas, “l’energia verdeggiante”, il soffio vitale presente in tutto il creato, attribuiva loro poteri curativi, e in alcune sue opere, come il “Libro della semplice medicina” o “Phisica”, che include un erbario, un bestiario e un lapidario, e il “De Lapidibus”, suggerì diversi modi per catturarne i benefici effetti, indossandole o variamente preparandole.
Ad esempio, ai mentitori e alle persone inclini alla collera per guarire suggeriva di tenere in bocca un diamante; il topazio, invece, messo in una bevanda, neutralizzava qualsiasi veleno; la perla, sciolta in poche gocce d’aceto, ingerito, era efficace contro il mal di testa; l’ametista, strofinata sulle zone interessate, eliminava le macchie dal viso. http://fuoridimatrix.blogspot.it/2017/01/ildegarda-di-bingen-di-francesca.html

Il suo contributo alle scienze naturali, illustrato da due libri che sintetizzano tutto il sapere medico e botanico del tempo funzionali alle cure con le erbe e che vanno sotto il titolo di Physica (Storia naturale o Libro delle medicine semplici) e Causae et curae (Libro delle cause e dei rimedi o Libro delle medicine composte).
Questa energia verdeggiante vitale detta Viriditas è presente in tutti i vegetali
Chakra Anahata - Viriditas  




Il colore verde è formato dall’unione tra il giallo (sole, oro) ed il blu (attrazione), è quindi il colore adatto per essere utilizzato in tutti quei rituali per ottenere fortuna e prosperità. È anche il colore della vegetazione, insieme al marrone viene adoperato per incantesimi di magia verde e per comunicare con gli spiriti della natura. Le piante divengono verdi, germogliando dopo la morte apparente dell’inverno; in alcuni testi alchemici, questo passaggio si chiama “Viriditas” ed è successivo alla “Nigredo”. Simboleggia la rinascita, il germogliare.
Il verde si usa negli incantesimi di crescita, guarigione, attrazione e sucesso. Mentre il rosso influenza la sfera amorosa “passionale”, il verde influenza il lato pratico della relazione, la fedeltà, l’equilibrio.
Si usa in magia nera per causare malattia, avidità e gelosia.
È il colore che governa il chakra del cuore e tutte le energie di guarigione, legato al pianeta Venere, è quindi consigliato di utilizzarlo di venerdì.
Elemento: Terra.
Segno Zodiacale: Toro.
Pianeta: Venere.
Chakra: Anahata, il quarto chakra, il chakra del cuore.
Giorno della settimana: Venerdìhttp://gardenofmidnight.blogspot.it/2017/05/la-candela-uno-strumento-magico.html



Hildegard von Bingen O noblissima viriditas

 


La medicina di Santa Ildegarda Questo scritto è una sintesi, a cura di Loris Asoli, dei pannelli sulla medicina monastica presenti durante la manifestazione Herbaria 2006 di Abbadia di Fiastra (MC), all’interno del chiostro. Il materiale originario, preparato dalla dott.ssa Rossella Andreazza di Recanati, si trova pubblicato nel sito http://www.herbaria.it. La sintesi si è limitata alle parti attinenti alla medicina e alle concezioni mediche di Santa Ildegarda, che rappresentano, comunque, il corpo principale del lavoro. L’uso del materiale originario è stato permesso dall’autrice.


Vita e opere La Badessa Hildegard von Bingen è la grande santa vissuta in Germania dal 1098 al 1179, mistica e studiosa di medicina, consigliera di principi, papi e imperatori per più di mezzo secolo. In Italia viene chiamata “Santa Ildegarda”.
Hildegard, decima figlia di una ricca famiglia residente vicino a Magonza, è di salute cagionevole e spesso malata, fin dai quattro anni ha visioni che non riesce a comprendere e a otto anni entra in convento, nell’eremo annesso ad un monastero benedettino. A quattordici anni prende i voti conformandosi alla regola “Ora et Labora”, con particolare dedizione al perseguimento della virtù. Con questo obiettivo si prefigge di insegnare agli uomini come mantenersi nella bontà e nella salute, spiegando come ci si deve prendere cura della propria mente attraverso un’attenta cura del proprio corpo.
A trent’otto anni diventa badessa e poco dopo… “nel mio quarantesimo compleanno di vita, mentre con notevole timore e attenta partecipazione ero immersa in una visione, una luce brillantissima mi invase il cervello e accese il mio cuore e il mio spirito, come una fiamma che ardeva, ma non scottava, come il sole riscalda ciò su cui riversa i suoi raggi.”
Riceve l’ordine dal cielo di comunicare le sue visioni per iscritto e questo la porta a produrre nella vita una vasta mole di opere che testimoniano la sua notevolissima conoscenza della Natura, della Medicina e dell’animo umano.
Fra gli scritti di Santa Ildegarda vi sono 6 dei 9 volumi della raccolta “Physica” in cui si esamina cosa si deve fare per mantenere la salute, e cinque volumi che costituiscono il “Libro della medicina composta” dove si studia come si generano le malattie e come si curano. Negli altri testi vengono trattate le scienze naturali, ma anche l’azione sull’organismo umano di tutto ciò che è commestibile. Un’altra famosa opera è l’ “Herbaria semplicium”, che raccoglie tutte le piante coltivate nei conventi da cui venivano tratti i rimedi.
Ella scrive di “aver ricevuto da Dio, come dono particolare, la facoltà di comprendere i misteri celati nell’essenza di ogni creatura.” In ogni caso, aggiungeva la conoscenza derivante dalle sue visioni alla cultura medica ed erboristica di ogni monaca del suo tempo, e proponeva un tipo di medicina basata sulla considerazione globale dell’individuo: i disturbi di una persona venivano da lei esaminati nei loro effetti sul corpo, sulla mente e sull’anima e cercava la soluzione ai problemi particolari della malattia affrontando la situazione generale di vita dell’individuo malato. In questo aspetto la medicina Ildegardiana è molto attuale.


Una medicina “globale” Oggi si direbbe “medicina olistica”, la quale, infatti, per comprendere i processi di malattia e salute, prende in considerazione sia tutti tre gli aspetti dell’essere umano - il corpo, l’anima e lo spirito -. sia la relazione fra l’uomo e il cosmo e la natura. In questa direzione ci sono in Ildegarda molti spunti.

Il cuore. Per Ildegarda il cuore è la sede dell’anima e qui, nel cuore, l’organo capace di amore e gioia, nascono tutti i pensieri, quelli dolci come quelli amari: mentre i primi nutrono l’organismo umano e danno benessere, i secondi lo fanno inaridire e lo svuotano.
Lo stato d’animo che più giova al cuore è quello che corrisponde ad un atteggiamento mentale fiducioso e aperto, tollerante e colmo di gratitudine, compassionevole verso tutte le creature che, con la loro esistenza, collaborano a sostenere la vita.
In questo modo l’uomo si trova in sintonia con l’universo cui appartiene, come uno strumento bene accordato in una grande orchestra in grado di suonare meravigliose sinfonie.
Per Ildegarda “L’anima deriva dall’armonia celeste e conserva qualcosa di quello stato superiore”. Perciò ella vedeva nella musica uno strumento di armonizzazione dell’animo umano e fu compositrice prolifica di melodie meditative, nutrimento per la vita interiore.

Anima e corpo... In opposizione alla cultura del suo tempo che disprezzava il corpo come fonte di ogni male, Ildegarda affermava: “L’anima e il corpo sono una sola realtà. Grazie a corpo, anima e mente l’uomo è completo e in grado di agire e può fare cose meravigliose…”. E ancora: “corpo e anima vivono insieme e si fortificano a vicenda come fa il firmamento coi pianeti: collaborano e si rafforzano.”
Mettendo in guardia dal trascurare i bisogni del corpo diceva: “… da eccessive privazioni l’organismo umano viene danneggiato in quanto gli vengono negate le forze necessarie alla vita e in particolare alla vita virtuosa” e osservava come tali privazioni generino scontentezza e un atteggiamento mentale da cui non possono che derivare ostacoli alla possibilità di un’esistenza serena e predisposta all’amore verso gli altri.
Se la virtù viene per Ildegarda anche dalla forza vitale del corpo, è impedita dai sentimenti che turbano l’animo umano, impedendogli di mantenersi tranquillo ed equilibrato, allora ci si può aiutare col Finocchio che vince la malinconia, con la Salvia che consola e col profumo di Rosa che rallegra.
Scrive ancora Santa Ildegarda: "Quando l'anima percepisce qualcosa che è nocivo ad essa e al corpo, contrae il cuore, il fegato e i vasi sanguigni.. Allora intorno al cuore si forma per così dire, una nebbia, che lo avvolge creando oscurità che rende l'uomo triste; ma dopo la tristezza esplode la rabbia ... Dall'amarezza della bile insorge sordamente la rabbia... Quando poi questo sapore raggiunge il cervello dell'uomo, lo fa prima ammalare alla testa, poi scende nell'addome turbando gravemente i vasi sanguigni e l'intestino. Così, molto spesso, l'uomo si ammala gravemente a causa della rabbia".
E' sorprendente qui la connessione, che viene stabilita per via simbolica e analogica, fra le emozione e gli organi, fra
il mondo visibile e ciò che non si vede ma produce indiscutibili effetti.

La forza vitale. Nei libri di Ildegarda ricorre il termine latino Viriditas, che indica letteralmente ciò che è di colore Verde e che germogliando esprime freschezza e vigore. Con questo termine si intende la vitalità, l’energia creativa, che si perde quando viene a mancare la fede e subentra l’aridità del cuore, permettendo l’entrata di tutte le malattie. Il colore verde rappresenta per Ildegarda la salute sia fisica che spirituale La cura dunque può essere intesa anche come possibilità di assimilare dal mondo della natura quel tanto di Viriditas che è necessario per ripristinare l’equilibrio degli umori e recuperare la salute attraverso una forza rinnovata.
In opposizione alla Viriditas, c’è la Bile Nera che rende tristi e acuisce tutti i malesseri, “provoca disturbi al cervello, causa malinconia, depressione e impedisce di trovare consolazione o speranza, quindi l’uomo non prova più alcuna gioia. Se in una persona la normale bile sovrasta con le sue forze quelle della bile nera, ecco che è facile dominare l’ira, ma se la bile nera prevale ciò non accade. Per aumentare la normale bile è utile nutrirsi bene, con cibi gustosi, che fanno diminuire la bile nera, che aumenta quando si mangiano cibi cattivi e mal cucinati”.


Il valore dell’alimentazione L'Alimentazone è per Hildegard von Bingen il miglior mezzo di prevenzione, il fondamento su cui l'individuo, fin dalla più tenera età dovrebbe costruire la propria salute come forza vitale e capacità di resistere alle difficoltà sia fisiche che psichiche. Ognuno dovrebbe imparare ad esercitare la Discretio che significa "moderazione" e capacità di distinguere cosa giova da cosa nuoce. Potremmo chiamarla anche consapevolezza o autoriflessione.
"L'anima apprezza in ogni cosa il senso della misura, ogni gesto va compiuto con discernimento.". "Imparare a distinguere ciò che è bene da ciò che è male ed agire di conseguenza, in ciò sta la soluzione di ogni problema e grazie a ciò anima e corpo si placano." Osservare gli effetti di ogni tipo di cibo su di sé e regolarsi in merito è la miglior cura disintossicante e forse anche dimagrante! Lasciarsi prendere per la gola fino a trasformare il proprio ventre in un dio è dunque, per Ildegarda, uno dei pericoli maggiori.
Fondamentale è anche, per la santa, lo stato d'animo con cui ci si siede a tavola: chi non è sereno non riuscirà a digerire bene ciò che ha mangiato. Tutte le malattie che colpiscono stomaco e intestino manifestano per lei l'interazione tra corpo e anima: l'ira, l'ansia, la paura corrodono sia il fisico che lo spirito.
Dalle considerazioni di Ildegarda si deduce anche che l’anima umana “controlla” il metabolismo, cioè la trasformazione cui va soggetto il nutrimento che introduciamo nel corpo e che può diventare per noi sia un veleno che un elisir di lunga vita. Sono i pensieri, le emozioni e gli atteggiamenti che possono avere un effetto “terapeutico” oppure “tossico”, in relazione al loro contenuto e valore..
L'attenzione al cibo è anche sensibilità per le qualità nascoste degli alimenti: la Natura, nell'esprimersi attraverso il mondo vegetale e animale, ci trasmette messaggi che arrivano al profondo del nostro essere e che un occhio superficiale non può cogliere. La Subtilitas è la qualità sottile presente in tutti i cibi naturali, che sono creature divine, capaci di nutrire veramente. Per Santa Ildegarda la subtilitas, che può essere calda o fredda, secca o umida, è legata alle caratteristiche degli alimenti che ne determinano l'effetto benefico o dannoso sull'organismo umano.
Nei cibi di natura vegetale c’è poi, come abbiamo visto, la Viriditas, la "forza vitale verde" che è in grado di rigenerare gli esseri umani dalla perdita di energie fisiche e psichiche che hanno prodotto la malattia.
Le piante dunque, oltre che per i loro principi attivi, oggi individuati dalla botanica e dalla fitoterapia, trasmettono all'uomo la vitalità e la capacità di trasformazione, che scorre come linfa in ogni creatura vivente del mondo vegetale. La Gratitudine per questa forza trasmessa all'uomo dalle piante, e data a queste creature da Dio, è di per sé un sentimento fortemente terapeutico.
Ancora 4 semplici regole alimentari, valide oggi come ottocento anni fa:
- Cucinare gli alimenti con erbe aromatiche e spezie per renderli più digeribili.
- Preferire i cibi di stagione, per la salute del corpo... e del portafoglio.
- Consumare prodotti locali, più freschi di quelli che vengono da lontano.
- Considerare la genuinità dei cibi dal modo in cui vengono coltivati (o allevati).


I Quattro Elementi... Come per i grandi del passato, Aristotele per la fisica, Ippocrate e Galeno per la medicina, anche per la medicina monastica ogni cosa materiale è formata da quattro Elementi e al di sopra di essi vi è solo l'Anima. Scrive Ildegarda: "Dio ha creato anche gli elementi del mondo, essi sono nell'uomo e l'uomo opera in essi. Sono il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra; questi quattro elementi sono talmente congiunti ed uniti che nessuno di essi può essere separato dall'altro." Ildegarda mette in relazione:

- il Fuoco col cervello, il midollo e il sangue;

- l'Aria col respiro e l'intelletto;

- l'Acqua con tutti i liquidi corporei;

- la Terra col sistema muscolare e osseo.

Attraverso gli elementi l'uomo è in relazione col cosmo intero, formato degli stessi Fuoco, Aria, Acqua e Terra, che si trovano in ogni cosa esistente e ne determinano la qualità prevalente.
L’elemento Acqua è rappresentato nel Salice, le cui fronde si lasciano dolcemente trasportare dalla corrente, senza opporre resistenza al fluire della continua trasformazione. Il suo colore, vicino all’azzurro degli specchi d’acqua, ci nutre rinfrescandoci.
L’elemento Aria è rappresentato nella Betulla, albero lieve, ricco di giovane linfa, dalle foglie in perenne movimento, fruscianti ad ogni minimo soffio di vento. Il suo colore, vicino al giallo della luce che gioca tra i suoi rami, ci nutre col tocco della leggerezza.
L’elemento Fuoco è rappresentato nella Quercia (o Rovere), albero della forza e del coraggio, generoso nel dare vita, calore e riparo. Ricca e ospitale è la terra ai suoi piedi, il suo fusto è solido e sicuro. Il suo colore, vicino al rosso del sole al tramonto, ci nutre riscaldandoci.
L’elemento Terra è rappresentato nel Cipresso, albero della longevità, dal forte fusto che ben radicato nella terra svetta dritto verso il cielo. Il suo colore, vicino al blu della notte, ci nutre attraverso il riposo, come accade al nostro corpo nel sonno profondo.


Tre gruppi di malattie... Santa Ildegarda divide le malattie in tre categorie, all'interno delle quali oggi la scienza moderna può effettivamente rintracciare un comune denominatore.
Nel primo gruppo di malattie sono colpiti organi e tessuti che derivano, durante lo sviluppo dell'embrione, dal foglietto embrionale più esterno chiamato Ectoderma, da cui si formano il sistema nervoso, la pelle, le mucose degli orifizi e di alcuni organi interni.
Nel secondo gruppo di malattie sono colpiti organi e tessuti che si formano a partire dal foglietto embrionale intermedio detto Mesoderma, da cui si strutturano il tessuto connettivo e i vasi sanguigni, le ossa, i muscoli, il sistema renale e genitale.
Al terzo gruppo appartengono patologie che colpiscono organi costituiti da tessuti derivanti dall'Endoderma, foglietto embrionale più interno che da origine al tubo digerente e a quelle strutture organiche collegate alla gestione del nutrimento. Ogni parte del corpo è formata da tessuti originati da tutti e tre i foglietti embrionali, ma le caratteristiche strutturali e funzionali di ogni tessuto sono legate al foglietto da cui deriva. Per esempio l'apparato digerente è formato da tessuto nervoso e mucose (ectodermici), da cellule che secernono sostanze necessarie alla digestione (endodermiche), da vasi sanguigni e fibre muscolari (mesodermici). Non è irrilevante dunque affrontare una disfunzionalità organica chiedendosi quali tessuti colpisce prevalentemente, e cercare il rimedio alla malattia curando il tessuto alterato in relazione alla sua derivazione embrionale . Per esempio un problema allo stomaco può essere legato ad una alterazione del sistema nervoso, oppure alla inadeguata produzione di succhi gastrici o invece alla contrazione della muscolatura che interessa l'organo. Nei tre casi il rimedio non è lo stesso.


Le Erbe per l’ Ectoderma sono utili per: Sedare gli eccessi
Calmare
Riequilibrare
Rinfrescare
Sfiammare
Purificare
Rallegrare
Rigenerare

Secondo Santa Ildegarda la Lavanda è ricca di calore benefico, purifica il cervello e procura un intelletto puro.
La Melissa rende di umore allegro perché il suo calore riscalda la milza e tonifica il cuore.
L’Altea, macerata nell’aceto, è utile contro la febbre; per il mal di testa si usa l’olio in cui
la si è fatta macerare insieme alla Salvia.
Con un decotto di Semi di Lino si curano le scottature, si purifica l’epidermide e se ne facilita la ricostruzione.
La Primula raccoglie tutta la Viriditas del sole di mezzogiorno. Per questo scaccia dall’uomo la malinconia, se la si porta sul cuore a contatto con la pelle.
I petali di Rosa presi all’alba e posti sugli occhi, ridonano una vista limpida; ridotti in polvere e bolliti insieme alla Salvia sono un buon rimedio per chi va facilmente in collera.
Parole chiave: Pazienza e Tolleranza


Le erbe per l'Endoderma sono utili per: Favorire il Nutrimento
L’Appetito
La Digestione
Il Metabolismo
L’Assimilazione
La Trasformazione
L’Evacuazione

Secondo Santa Ildegarda :
I semi di Finocchio, in tisana, sono utili per la salute perché rasserenano la mente e favoriscono la digestione.
La Liquirizia migliora il carattere, illumina lo sguardo, rende chiara la voce e predispone lo stomaco alla digestione.
L’Assenzio mitiga la malinconia, disintossica l’intestino, riscalda lo stomaco e consente che il processo digestivo sia buono.
L’Issoppo restituisce allegria ai malati di fegato, ha una forza tale che non gli resiste neppure la pietra che si trova dove viene seminato; va mangiato spesso perché purifica e rende forte il fegato.
L’Erba Ruta è indicata contro l’umore tetro presente in quelle persone che hanno uno scompenso negli umori dell’organismo; essa migliora lo stato generale e favorisce la digestione per cui sarà buona cosa mangiarla a fine pasto.
Il Timo Serpillo, erba dal profumo intenso e gradevole, ben si adatta ai piatti di carne che rende più digeribili; è consigliato, insieme al Farro e alle Barbabietole per coloro che soffrono di eruzioni cutanee.
Parole chiave: Fiducia e Sicurezza


Le Erbe per Il Mesoderma sono utili per: Armonizzare la totalità
Il Movimento
La Circolazione
La Riproduzione
Tonificare
Rendere elastici
Migliorare il coordinamento e l'assialità

Secondo Santa Ildegarda
L’erba Peverella (Santoreggia) è consigliabile sia ai sani che agli ammalati; chi soffre di cuore o di stomaco consumandola cruda starà meglio, chi è d’umore tetro si rasserenerà.
La Salvia è straordinaria per eliminare i dolori e i disturbi delle vie urinarie.
Il Tanaceto combatte tutte le malattie che provocano espettorazioni: influenze, tossi e raffreddore.
L’Aglio si nutre della rugiada e cresce dal principio della notte fino a quando comincia ad albeggiare; è meglio mangiarlo crudo quando è fresco.
Insieme al Farro e al Finocchio, considerati benefici e adatti a tutti, il Castagno è la pianta più amata da Ildegarda che la ritiene dotata di molto calore, di grande forza e in grado di donare saggezza, utile per ogni forma di debolezza che affligga l’uomo, dalle malattie reumatiche all’umore irritabile.
“Tenendo in mano un bastone da passeggio ricavato dal suo legno, la mano ne viene riscaldata e da questo traggono giovamento le vene e tutte le forze del corpo”. 
http://web.resmarche.it/resmarche/articles/art_258.html



"All'inizio tutte le creature verdeggiarono, nel mezzo i fiori fiorirono, poi la forza vitale (viriditas) diminuì ... In principio, cioè prima del diluvio, la forza vitale della terra fu tanto grande che essa produceva frutti senza il lavoro umano, e allora gli esseri umani non avevano disciplina nella vita quotidiana né devozione verso Dio, e si occupavano soltanto delle cose terrene e dei loro piaceri. Dopo il diluvio, cioè nel tempo di mezzo, nell'epoca fra il diluvio e la venuta del Figlio di Dio, i fiori fiorirono rinnovando il loro succo e germinando con tutti i semi in modo diverso da prima, perché la terra era cotta dall'umidità delle acque e dal calore del sole. E come i fiori e i frutti si moltiplicavano più di prima, così la sapienza umana accesa dallo Spirito santo progredì finché non giunse la stella nuova che mostrava il Re dei re; la sapienza era accesa dal fuoco dello Spirito santo, per cui il Verbo di Dio si incarnò nell'utero della Vergine, cosa che indicava la stella, nella quale lo Spirito mostrò alle genti ciò che aveva compiuto nell'utero della Vergine; lo splendore della fiamma dello Spirito santo è il suono del Verbo, che ha creato tutte le cose. Lo Spirito santo fecondò l'utero della Vergine, e venne in lingue di fuoco sopra i discepoli del Figlio di Dio e fece molti miracoli fra i loro seguaci. Per questo quell'epoca che progrediva di virtù in virtù è stato chiamato tempo virile, e così durò per moltissimi anni e se ne curavano assai. Ma in seguito la viriditas perse la sua forza e si trasformò in debolezza femminile. "
Ildegarda di Bingen
(Liber divinorum operum, pars III visio X, PL 1005D-1006D)
http://www.webalice.it/paolorodelli/Ildegarda/h3_10.htm


ILDEGARDA DI BINGEN
O VIRIDITAS NOBILISSIMA

O viriditas nobilissima,
che hai radici nel sole,
e in candida serenità riluci
nella ruota
che nessuna altezza terrena
contiene,
tu sei circondata
dall’amplesso dei divini misteri.
Risplendi come la rossa aurora
E ardi come la fiamma del sole.

O nobilissima viriditas,
quae radicas in sole,
et quae in candida serenitate luces
in rota,
quam nulla terrena excellentia
comprehendis,
tu circumdata es
amplexibus divinorum mysteriorum.
Tu rubes ut aurora,
et ardes ut solis flamma.

Varie opere di Ildegarda: https://www.ibs.it/search/?ts=as&query=Ildegarda%20di%20Bingen&query_seo=Ildegarda%20di%20Bingen